Stampa rassegnata 2.0

sabato, 04 aprile 2009

CARLA BENEDETTI (L'ESPRESSO) E RENATO BARILLI (LA STAMPA)

I Canti del Caos spaccano: "Un capolavoro"

Nomini Antonio Moresco ed è subito pathos. Detestato, ignorato, rimosso, rifiutato per anni dagli editori, in un'epopea raccontata nelle "Lettere a nessuno", Moresco riesce da sempre a suscitare sentimenti forti che mal si addicono a un'epoca di recensioni prezzolate, addomesticate, caute. Ecco ora la nuova edizione dei "Canti del Caos", mille pagine sulfuree risistemate e riaccorpate da Moresco e ora pubblicate da Mondadori.
Carla Benedetti, che ne è da sempre un'estimatrice, ci mette due mani sul fuoco. Sull'Espresso parla di "libro strepitoso e commovente", di "qualcosa di mai udito prima", "dell'avventura narrativa più vertiginosa e avvicente dei nostri tempi, la più libera, la più scatenata, la più sognante, la più delicata". Tanto profluvio di complimenti lascia perplessi e Benedetti lo immagina. Abituati agli incensi di d'Orrico e soci un po' di sana diffidenza non guasta. Per questo lo dice esplicitamente: "La promozione libraria è piena di iperboli che sfioriscono presto". Geni che vengono innalzati da fiammate di carta e poi gettati nella spazzatura, senza che nessuno ne debba rendere conto. Lei no: "Io voglio che mi si rinfacci, se ora mi sbaglio. Mi gioco la mia reputazione di studiosa e di professore di letteratura contemporanea, in un'università italiana e statunitense, che questo libro resterà nella memoria come quello che avrà inventato un nuovo pezzo di letteratura".
Benedetti non è sola in quest'esaltazione adrenalinica e scatenata di Moresco. Uomo schivo e dal volto a sardina, incline all'autocommiserazione e per nulla sensibile alle piacevolezze dell'autoironia, Moresco è da sempre considerato una vittima del pregiudizio e dell'arretratezza dei critici italiani. Messi da parte pregiudizi lombrosiani e non, c'è però da registrare un altro elogio spassionato. Arriva da Renato Barilli, che sulla Stampa di oggi parla di un'opera "molto vicino al capolavoro", con la sua discesa agli inferi del sesso estremo, "un gorgo trascinante di pratiche abnormi e mostruose". Il terzo tomo si perde un po', dice Barilli, per "l'incontenibile bulimia" dell'autore. Ma gli altri due sono quanto più vicino ci sia a un capolavoro.
Non resta che prendere in mano il libro e avvicinarsi con cautela "a questa immane colata lavica" che sono "I Canti del Caos". Soddisfatti o liberi di dare la caccia a Carla Benedetti. 


scritto da: loconews alle ore 16:30 | link | commenti (2)
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Commenti
#1    04 Aprile 2009 - 20:45
 
"Gli esordi" era un gran libro, anche se per pochi(ssimi). I "canti" secondo me sono una scommessa con una posta decisamente alta - una roba tipo la totale critica e decostruzione del postmodernismo dall'interno e il suo rivolgimento tipo guanto double face - e purtroppo imho abbastanza persa dopo il primo pur interessante volume, o perlomeno finita in stallo (in coincidenza con la santificazione di Moresco a leader di una corrente religiosa ultraminoritaria ma fedelissima detta "moreschismo", e la sua conseguente ostinazione a parlare di cose di cui non sa nulla, il tutto a scapito di quello che a posteriori definirei il suo modus vivendi più fecondo, quello di isolato asociale e incompreso totale, situazione probabilmente difficilissima ma che gli aveva fatto scrivere le centinaia di pagine folli degli Esordi)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente b.georg

#2    23 Ottobre 2009 - 13:07
 
Una scommessa con posta decisamente alta... Io sono una persona decisamente qualunque, nel senso che non ho niente a che vedere col mondo letterario, non scrivo, leggo in modo casuale... ma, devo dire, che non ho trovato tutta questa difficoltà nel leggere i "Canti del caos" che ho amato e divorato. L'unica perplessità l'ho avuta a metà del terzo volume quando la scrittura ha seguito percorsi propri, la logica si è andata destrutturando.
(Lina)
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