CARLA BENEDETTI (L'ESPRESSO) E RENATO BARILLI (LA STAMPA)
I Canti del Caos spaccano: "Un capolavoro"
Nomini Antonio Moresco ed è subito pathos. Detestato, ignorato, rimosso, rifiutato per anni dagli editori, in un'epopea raccontata nelle "Lettere a nessuno", Moresco riesce da sempre a suscitare sentimenti forti che mal si addicono a un'epoca di recensioni prezzolate, addomesticate, caute. Ecco ora la nuova edizione dei "Canti del Caos", mille pagine sulfuree risistemate e riaccorpate da Moresco e ora pubblicate da Mondadori.
Carla Benedetti, che ne è da sempre un'estimatrice, ci mette due mani sul fuoco. Sull'Espresso parla di "libro strepitoso e commovente", di "qualcosa di mai udito prima", "dell'avventura narrativa più vertiginosa e avvicente dei nostri tempi, la più libera, la più scatenata, la più sognante, la più delicata". Tanto profluvio di complimenti lascia perplessi e Benedetti lo immagina. Abituati agli incensi di d'Orrico e soci un po' di sana diffidenza non guasta. Per questo lo dice esplicitamente: "La promozione libraria è piena di iperboli che sfioriscono presto". Geni che vengono innalzati da fiammate di carta e poi gettati nella spazzatura, senza che nessuno ne debba rendere conto. Lei no: "Io voglio che mi si rinfacci, se ora mi sbaglio. Mi gioco la mia reputazione di studiosa e di professore di letteratura contemporanea, in un'università italiana e statunitense, che questo libro resterà nella memoria come quello che avrà inventato un nuovo pezzo di letteratura".
Benedetti non è sola in quest'esaltazione adrenalinica e scatenata di Moresco. Uomo schivo e dal volto a sardina, incline all'autocommiserazione e per nulla sensibile alle piacevolezze dell'autoironia, Moresco è da sempre considerato una vittima del pregiudizio e dell'arretratezza dei critici italiani. Messi da parte pregiudizi lombrosiani e non, c'è però da registrare un altro elogio spassionato. Arriva da Renato Barilli, che sulla Stampa di oggi parla di un'opera "molto vicino al capolavoro", con la sua discesa agli inferi del sesso estremo, "un gorgo trascinante di pratiche abnormi e mostruose". Il terzo tomo si perde un po', dice Barilli, per "l'incontenibile bulimia" dell'autore. Ma gli altri due sono quanto più vicino ci sia a un capolavoro.
Non resta che prendere in mano il libro e avvicinarsi con cautela "a questa immane colata lavica" che sono "I Canti del Caos". Soddisfatti o liberi di dare la caccia a Carla Benedetti.

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