Chi vuole il morto
La violenza si evoca, si incoraggia, si corteggia, si legittima. Ci sono i professionisti della violenza in piazza, pronti a intervenire, e i professionisti della strategia della tensione, già al lavoro. Silvio Berlusconi, che invoca l'intervento della polizia, come se ci fosse uno stato d'assedio, come se nelle città, nelle scuole, ci sia un'emergenza democratica e non una protesta civile, come tutte le proteste prima di essere guidate, manipolate, eccitate dai soggetti di cui sopra.
Poi ci sono i quotidiani. Libero oggi titolava, profetico: "Chiamate la polizia. Intervengano le forze dell'ordine con ogni mezzo lecito. Senza esitazioni". Renato Farina, inutile chiamarlo Betulla, si squalifica da sé, scrive: "Qualche calcio nelle parti molli sarà un prezzo giusto per ripristinare la legalità". Calci, come quelli sferrati dall'ex vice capo della Digos Alessandro Perugini, a Genova. Anche la Padania fa la sua parte. Titola in prima: "La piazza rossa torna a picchiare". E poi: "Cosa accadrà il 25 ottobre?".
Nulla, probabilmente. Perché al Pd la violenza di piazza non fa comodo e non è nella sua cultura. Altra cosa sono le scuole, però. Dove può succedere di tutto e non serve un profeta di sventura per capire che è facile che accada, per l'irresponsabilità di chi non sa quel che dice. O lo sa troppo bene.

"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
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