Feltri mette alla gogna la Lario
Vittorio Feltri vendica il suo amico Silvio Berlusconi e spara in prima pagina le vecchie foto desnude (sopra) della "signora", riprese durante una rappresentazione teatrale al teatro Manzoni, nel 1980. Titolo: "Veronica velina ingrata". Colpo basso, frutto di un'operazione becera, penosa. Come se un'attrice di teatro fosse una velina, come se Veronica Lario fosse diventata europarlamentare grazie alle tette al vento. Difendere Veronica - che pure non entusiasma affatto per il suo ricatto pubblico e reiterato basato su problemi privati e veniali (spartizioni patrimoniali) - a questo punto diventa inevitabile.
Cucina molecolare, Dissapore vs Striscia la notizia
Mai sentito parlare di cucina molecolare, di Ferran Adrià, di Massimo Bottura, di bollito non bollito, di schiuma di parmigiano, di metilcellulosa? Se sì, probabilmente è perché avete visto la campagna terroristica di Striscia La Notizia. Che, per voce di Max Laudadio, con la consueta carrettata di populismo e di tradizionalismo conservatore, sta guidando la rivolta dell'italiano medio magna spaghetti. In nome della centralità della pastasciutta e della "naturalità", Striscia ci costringe ogni giorno di più a difendere l'indifendibile rombo assoluto e il gelato estemporaneo. Per fortuna c'è uno splendido blog che fa vera controinformazione. Si chiama Dissapore e con le sue videointerviste sta smantellando a una a una le assurdità di Striscia.
Zuma? "Un pericoloso buffone"

Il ritrattino del Riformista di Jacob Zuma, nuovo presidente del Sudafrica: "E' corrotto, sessualmente incontinente e semi-analfabeta. Felicemente poligamo (4 mogli e 18 figli) in un Paese devastato dall'Aids e convinto, come testimoniò in un processo in cui era imputato per violenza sessuale, che una doccia basta a lavare via il rischio del contagio. E' un pericoloso buffone che con i suoi canti zulu e le sue pelli di leone rischia di far sprofondare il Sud Africa in un inferno tribale".
Sangue dei vinti: "Una schifezza, un melò delirante e rozzo"

Non c'è che dire, Sangue dei vinti, il film revisionista ispirato da Giampaolo Pansa, che sarà al cinema l'8 maggio e poi su Raiuno, è molto piaciuto all'Unità. Un doppio paginone oggi lo prende letteralmente a cazzotti, ci sputa sopra, lo fa a brandelli. Giudizio critico esente da accanimento ideologico, ovviamente. Bruno Gravagnuolo parla di "melò delirante e didatticamente simbolico", di "qualche bella scena iniziale, ma per il resto dozzinale e scheletrico, ansimante, con forzature assurde". Concludendo, "un film moderato e di centro, con molti equivoci e molte strizzate d'occhio al clima di questi anni, un film brutto e noioso". Chiosa il critico Alberto Crespi: "Un film orribile, di una bruttezza visiva, di una rozzezza narrativa, di un simbolismo da quattro soldi che ha pochi eguali nella storia del cinema". "Una schifezza", "talmente stolta da commentarsi da sola", con attori "visibilmente imbarazzati dalle battute che sono costretti a commentare". Un film "così brutto, che ne faranno il remake".
Abruzzo, il lento oblìo
E intanto il terremoto in Abruzzo è scivolato a pagina 20 sul Corsera e a pagina 21 su Repubblica. Comincia il lento, inevitabile, oblìo. Ora ci sarebbe da stare attenti, da mandare inviati, da tenere gli occhi aperti. Ora cominciano le ruberie, le furbizie, le illegalità. Ora comincia il grande lavoro che la nostra stampa quotidiana non ha il coraggio e la voglia di fare.
Tatafiore, il suicidio come forma di libertà

Roberta Tatafiore, femminista storica, intellettuale libertaria, sociologa, tre mesi fa si è chiusa in una stanza da sola. Depressa, ma non affetta da tumori o altre malattie mortali. Ha detto agli amici che sarebbe partita per un viaggio in Svizzera. Poi ha cominciato a scrivere il diario della sua morte. Tre mesi dopo si è uccisa. A un paio di amici, tra i quali Daniele Scalise, ha inviato il diario-testamento del suo suicidio programmato. Il Foglio racconta una parte di questa storia. Che presto potremo leggere in forma di libro. Qui, i suoi appunti per il dopo.
L'imperatore con il doppio mento
Bell'articolo di Silvia Ronchey, sulla Stampa, su Vespasiano: "Un viso quadrato e duro da boss di campagna, calvo, rugoso, con il doppio mento, un corruccio ostinato e prosaico, niente di sublimabile, una comparsa di Gomorra".
(tra l'altro, sempre interessante la parabola di Vespasiano, imperatore restato nella storia non per aver fatto costruire il Colosseo, ma come inventore dei cessi pubblici) (che peraltro non inventò lui)
(non so perché, ma leggere di Vespasiano mi fa pensare a Berlusconi e a come sarà ricordato dalla storia, se sarà ricordato)
Vauro sospeso: le vignette incriminate
Sr, inutile dirlo, sta con Vauro e con la libertà di satira e di informazione. Ci sarebbe da aumentare del 25 per cento la cubatura della libertà, in questo Paese. Ma l'escalation è ormai oltre i livelli di guardia.
Saviano e gli appunti sulla Moleskine
Quando qualcuno diventa famoso, suo malgrado o volontariamente, finisce inevitabilmente per essere analizzato nei dettagli, osservato al microscopio in ogni piccolo gesto, movimento, parola. Si diventa tutti piccoli entomologi, a caccia di un'imperfezione, di un'imprecisione anche lieve che ci sveli il bluff e ci consoli nel nostro considerare gli altri una massa di sopravvalutati, al nostro livello, se non largamente al di sotto. E così, ogni volta che leggo un articolo di Roberto Saviano non sto tranquillo. Lo leggo con eccessi emotivi e razionali. E con il doppio pregiudizio della consapevolezza: quel sentimento di precauzione che ti prende quando qualcuno diventa noto troppo e troppo in fretta; e quel desiderio di neutralità, quella voglia di tenersi lontani da ogni riprovazione preventiva e gratuita.
In queste condizioni di spirito oggi ho letto le due pagine dedicate all'Abruzzo, su Repubblica. Qualche informazione, qualche citazione dotta, qualche banalità. Nulla di trascendentale, nulla di disastroso. Eppure, proprio questa medietà ha rinforzato un sentimento di disagio. Perché questa medietà è collocata a pagina 2 e 3 di Repubblica. Due intere pagine d'impatto, presumibilmente ben pagate.
Non scrive bene, Saviano. Basta mettere a confronto la sua prosa con quella di un cronista di Repubblica, Carlo Bonini, ben più letteraria e curata, per accorgersi che non c'è nessun plusvalore, che non sia il contenuto, in quel che scrive. Riesce anche difficile perdonare certe ingenuità, certe piccoli segnali che lampeggiano pericolosamente lungo il racconto. Consulta e cita un altro cronista di Repubblica, Antonello Caporale, rompendo un codice non scritto del giornalismo, che non prevede citazioni di colleghi, tantomeno del proprio quotidiano, che non siano giustificate dal ruolo eccezionale del collega o da altre motivazioni altrettanto eccezionali.
E poi l'autocitazionismo. Il racconto in prima persona. Saviano ricorda di avere ottenuto la cittadinanza aquilana. Scrive abbondantemente e con piacere di se stesso. Vizio che coglie chi non ha ancora assimilato la fama prematura. O chi si è disabituato a vedere altro, al di fuori dalla propria persona.
Prendiamo questa frase. Scrive, Saviano: "Mi segno sulla Moleskine gli oggetti che vedo". Cosa mi dice questa frase, questa citazione letteraria del taccuino che fu di Hemingway, di Chatwin e di altri scrittori? Cosa mi dice del terremoto, dell'Abruzzo? E cosa mi dice di Saviano?
E cosa mi dice quell'altra frase finale, in corsivo e in inglese? "By Roberto Saviano. Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency".
Pd vuol dire fiducia
Sindaco Pd di Firenze Leonardo Domenici
6 dicembre 2008: "Sono schifato. Finisco il mandato e a giugno lascio la politica".
12 Aprile 2009: "Mi candido alle Europee. A Roma tutti chiedevano di me".
Sindaco Pd uscente di Bologna, Sergio Cofferati
9 ottobre 2008: "Non mi ricandido. Resto a disposizione del partito, a patto che sia un'attività che rende possibile la mia condizione di padre presente. Roma? Se ci andassi sarei un cialtrone".
11 aprile 2009: "Mi candido alle Europee: il partito me lo chiede, non posso sottrarmi".
Sindaco Pd di Torino, Sergio Chiamparino:
10 aprile 2009: "Tra due anni, quando scadrà il mio secondo mandato da sindaco, mi ritirerò a vita
privata. Sono disposto a scriverlo su un pezzo di carta e consegnarlo a un notaio".
10 aprile 2011: ?!?
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08