Il cosiddetto valzer (delle poltrone)
Al Corsera arriva (torna) Ferruccio De Bortoli. Sono sul punto di lasciare i due vice Pigi Battista, braccio armato di Mieli, e Dario Di Vico, vice economico frustrato dalla mancata direzione del Sole 24 Ore. Al quotidiano economico arriva Gianni Riotta e si vocifera come vice Oscar Giannino. Altre voci insistenti: Augusto Minzolini, cronista "berlusconiano" della Stampa, a dirigere il Giornale e Maurizio Belpietro al Tg1. A Repubblica la situazione dovrebbe essere di stasi, anche se qualcuno vocifera dell'arrivo di Giulio Anselmi, dato anche in predicato di diventare presidente dell'Ansa. Voci, naturalmente, suscettibili di smentite e variazioni dell'ultima ora.
Indro e l'ipocrisia confessa
Sì, va bene, Cilindro, l'Arcitaliano, il Controcorrente, il Toscanaccio. La personalità sulfurea, originale, anticonformista. Il grande giornalista che non la manda a dire a nessuno, che dice quello che pensa. Poi però leggi i Diari di Indro Montanelli, sul Corsera di ieri, e il primo ottobre del 1966, a proposito della "Battaglia di Algeri" di Pontecorvo, scriveva: "Gli hanno dato il Leone d'oro e non meritava nulla. Siamo stufi di questa roba. Bella forza fare un film sui lager nazisti e sulla rivolta d'Algeria. Chi oserà dar torto a un regista che parteggia per i perseguitati?".
Lui, uno direbbe, il Toscanaccio ruvido gliene avrà dette senz'altro quattro. Pochi giorni dopo, 5 ottobre 1966. Sempre tratto dai suoi istruttivi Diari: "In tv per dibattito sulla Guerra d'Algeri con l'autore Pontecorvo. E' un bellissimo film, dichiaro, che merita pienamente il Leon d'Oro per il suo impegno, il suo rigore, eccetera". Chiosa l'Arcitaliano, mai così Arcitaliano, con una grande lezione di giornalismo: "Anch'io riservo il mio coraggio a questo Diario".
Un giornalista
Da Peacereporter, il sito al quale lavorava: "Marco Chinello Formigoni è morto ieri sera. Buon vento. In questa pagina, alcuni suoi articoli. I funerali saranno venerdì 27 marzo alle ore 11 presso la basilica di San Simpliciano".
D'Alema: "Pentito mai. Ma fu sbagliato bombardare Belgrado"
Massimo D'Alema, intervistato dal Riformista, fa il bilancio a dieci anni di distanza dei bombardamenti in Kosovo, fatti durante il suo governo. Con i soliti sorrisetti dalemiane, le battutine ("ci sono giornalisti chi pensano che dichiarare una guerra sia un modo per dare fastidio a Diliberto o ai Verdi"), le frecciatine, pochissima autocritica. Ma anche la solita (rarissima tra i politici) onestà intellettuale. Eccola.
Dove va il Corriere
Silvio Berlusconi ha appena detto: "Non mi risulta un cambio della direzione del Corriere della Sera". Eppure dovrebbe risultargli. I rumors danno per certo l'addio di Paolo Mieli. Gli azionisti si scannano. Ma soprattutto Berlusconi e Tremonti guerreggiano da settimane per decidere il successore. Il primo vorrebbe Carlo Rossella, quello che gli dipinse i capelli sulla copertina di Panorama. Il secondo vorrebbe Roberto Napoletano, direttore del Messaggero, già Sole 24 Ore La redazione è in allarme. Ieri assemblea fiume e oggi comunicato di avvertimento. Ma non c'è solo l'affaire direzione. Perché, a quanto risulta, il neo direttore si troverebbe a gestire uno stato di crisi ormai dato quasi per sicuro. Stato di crisi vuol dire prepensionamenti obbligati, quasi cento, cassa integrazione a rotazione, azzeramento benefit e dintorni. Un bagno di sangue per il re dei quotidiani italiani. L'ideale per il governo, che vede da sempre con fastidio il ruolo di Paolo Mieli. Non a caso ieri, all'Infedele, Massimo Pini, il vicepresidente di Sai Fondiaria (ovvero Ligresti, azionista non nel patto di sindacato, ovvero Berlusconi) ha detto basta con un Corriere che vuole fare da king-maker nella politica. Ovvero basta con Mieli, "che ha inventato delle situazioni politiche e ha perso copie". La redazione, fino a qualche tempo fa, non sarebbe stata neanche contraria alla fine di una direzione Mieli, sempre più contraddistinta da un politicismo spinto, volto alla ricerca di un dialogo tra le componenti moderate del Pd e quelle equivalenti del Pdl. Ma il problema è che dalla padella si rischia di scivolare nella brace. Anche perché, dicono tutti in via Solferino, questa rischia di essere davvero la prima volta che il presidente del consiglio, e che presidente!, sceglie direttamente un direttore del Corriere.
Pillole di Sole domenicale, da Mussolini a Clint

* Giovanni Pacchiano stronca il nuovo Daniele Del Giudice, già vincitore annunciato dello Strega: "Eccessivamente cerebrale e manieristico, giocato su tanti (spesso falsi) piani letterari".
* Un romanzo di Christiane Rochefort, Une rose pour Morrison, fu tradotta da Longanesi con il titolo: "La presa di potere dei microcefali".
* Per Alessandro Melazzini, se Virginia Woolf fosse vissuta nel Medioevo non si sarebbe suicidata: avrebbe accusato Satana dei suoi guai e non se stessa
* Per Emilio Gentile il fascismo non nacque nel 1919, con i Fasci di combattimento fondati a San Sepolcro. Quello fu un antipartito che disprezzava i partiti di massa. Il suo programma, nazionalista e antibolscevico, era anche antimonarchico, antimilitarista, antistatalista. Nelle Politiche del '19 Mussolini prese meno di tremila voti e pensò seriamente di guadagnarsi la vita emigrando, suonando il violino e scrivendo drammi.
* Roberto Escobar non si sottrae alla vulgata conformista e incensatoria verso "il nuovo capolavoro" di Clint Eastwood". E scrive che la forza del suo cinema è nella leggerezza e nella semplicità. Anche troppo. Il manicheo Clint non sa nemmeno dove sta di casa la complessità delle psicologie umane. Lancia messaggi populisti, di destra che ammiccano a sinistra. Non a caso piacciono al Pd. Per Ermete Realacci, il Pd è nato anche per piacere a Eastwood. E Federica Mogherini ha trovato bellissimo il film.
Preservativi, il Foglio diventa untore

Chissà cosa sospinge la mente di Giulianone Ferrara. Quali forze interne riescono a dargli questa invincibile voglia di dire cose sgradevoli e smontare presunti luoghi comuni e certezze consolidate. Da ieri ha deciso di combattere, a fianco di papa Ratzinger, la battaglia contro i preservativi. Lo fa con due articolesse, sotto il titolo la Mala educacion. Un articolo cerca di dimostrare che i preservativi non funzionano, grazie a una deduzione statistica. Nell'altro c'è Rose, suora ugandese, che sostiene che "chi pensa di salvare l'Africa con i preservativi è fuori dal Mondo". Torniamo al primo articolo. Com'è, dice Roberto Volpi, che il Nord che usa più preservativi, ha un tasso di Aids di sei volte più alto rispetto al Sud? Sarà mica a causa degli stili di vita diversi e a numerosi altri fattori? No, è perché i preservativi non bastano, non servono. Questo dice Volpi. Mi chiedevo, di passaggio, se non si sia reato sostenere cose false che possono indurre a comportamenti che rischiano di diffondere malattie epidemiche. Perché fin quando, come il Papa, si sostiene che è peccato, è un conto. Dogma di fede, cazzata, quello che volete, ma cosa diversa. Altra cosa sostenere il contrario di quanto è accertato (al di là della percentuale di efficacia, che è ancora oggetto di dispute). Non so, facendo un esempio a caso: che succederebbe se uno volesse sostenere in prima pagina su un quotidiano che la cocaina, senza evidenze scientifiche, fa bene al cuore, ai muscoli, alle capacità erettili e non ha alcuna controindicazione?
Berlusconi, caudillo democratico?
Che poi tutta sta paginata d'intervista sul Corsera a Vargas Llosa dice delle cose piuttosto banali su Silvio Berlusconi. Che è un caudillo, cioè un leader populista, ma non è a capo di un regime autoritario. Dunque è un "caudillo democratico". Fatta la tara alle centinaia di pagine che si potrebbero scrivere sulla differenza tra una democrazia reale e una formale, non mi pare una dichiarazione così spericolata. Dire che ha un grande talento politico, poi, è un'altra banalità. Non avrebbe vinto tre elezioni battendo sei o sette leader di centrosinistra, assorbendo An e tenendo a bada la Lega. Non si capisce perché allora, leggendolo, si ha questa sensazione di rivalutazione del Cavaliere. Come se fosse stato improvvisamente sdoganato, riportato nell'alveo della democrazia.
Il fatto è che si tratta della combinazione tra due punti di vista. Quello dell'intellettuale straniero di sinistra, che si ribella al conformismo ignorante dei suoi colleghi, abituati a derubricare Berlusconi a dittatore da operetta e assimilato senza troppi ragionamenti a Benito Mussolini. E quello del lettore italiano. Che ha un'ottica del tutto diversa. Vedere associato le parole Berlusconi e democratico fa un effetto spiazzante. Perché, assodato che Berlusconi non è un dittatore sanguinario né l'Italia è precipitata nel Ventennio, resta tutto un grumo irrisolto e non approfondito di distorsioni, dall'uso privato delle istituzioni alla manipolazione dell'opinione pubblica, fino alla commistione del suo potere economico e finanziario con quello politico, che rende la parola "democratico" insufficiente e fuorviante per il lettore italiano.
An ha contatti con i fascisti, ecco le prove

La frase ha l'andamento sinuoso e mellifluo di chi cerca disperatamente di muoversi in quella terra di mezzo tra la disperata difesa dell'indifendibile e la necessità di non fare incazzare ulteriormente l'interlocutore, pur senza cadere in un'eccessiva figura di merda. Naturalmente il risultato è proprio quest'ultimo. "La forza con cui il ministro La Russa smentisce che la persona con la quale è ritratto nella foto in questione sia Crisafulli, mi induce alla necessità di un ulteriore approfondimento, che va ad aggiungersi alle numerose verifiche già fatte prima. Se da tale approfondimento risulterà che La Russa ha ragione sono pronto a chiedere scusa".
Chi parla così è Paolo Berizzi, sul suo giornale, Repubblica. Autore del libro presentato in pompa magna dal quotidiano e da Bompiani, "Bande nere", Berizzi ha pensato di lanciarlo mostrando i riscontri visivi e inoppugnabili del legame tra la destra al governo e la destra neonazista. L'iconografia berizziana si compone di due foto. La prima è quella di La Russa con il noto boss mafioso Ciccio Crisafulli. Che però, appunto, non è Crisafulli, bensì Nicola Giuliano, carabiniere. L'altra foto ritrae il ministro Ronchi con Roberto Jonghi Lavarini, descritto come un pericoloso sovversivo nazifascista. Solo che Jonghi, di idee neonaziste o no, è stato in An, con Ronchi, addirittura dirigente regionale nonché presidente di zona. Insomma, l'iconografia si è un po' sgonfiata.
ESCLUSIVO Clamoroso: sopra il sindaco di Roma ritratto insieme a Gianni Alemanno, noto per il suo passato di picchiatore fascista. La foto è sfuggita a Paolo Berizzi
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
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