Stupro, il Corriere dà una lezione di civiltà (giuridica)
Contro lo squallore di una politica che si nutre della rabbia (legittima) e dell'ignoranza (illegittima), uno splendido pezzo sul Corsera di Luigi Ferrarella. Che spiega come sia del tutto normale, e giusto, che il violentatore sia agli arresti domiciliari e non in carcere.
Che la destra soffi sul fuoco è triste ma scontato. Che lo faccia anche il Pd, con il ministro Ombra Vittoria Franco, è solo triste.
Repubblica, come cazzo parli?
A Repubblica, che oggi fa venire voglia di gettarla in un cassonetto non differenziato, titolano in terza pagina, virgolettandolo alla massa dei poveri clandestini: "Vogliamo assaporare la libertà". Hanno detto proprio così: assaporare. Del resto anche il Berlusca, omesso da Corriere e Repubblica, citato dalla Stampa, messo in prima pagina dall'Unità, parla in qualche modo di assaporare: "I clandestini? Ma che rivolta, andavano al bar a farsi una birra, come al solito". Sempre Repubblica fa dire a una ragazza violentata, che definisce "sgomenta": "Sono distrutta e incredula". Ieri del resto attribuivano a una ragazza, non so se la stessa, la frase: "Erano una furia disumana". Non è che ha detto: "Quei pezzi di merda devono morire, porci, bastardi". No. Ha detto che è incredula, per la furia, sgomenta. Assapora lo sgomento.
Ps. E a proposito di raffinatezza, ecco il delicato incipit del pezzo di Silvio Buzzanca sul nuovo partito di Nichi Vendola, omosessuale dichiarato: "Comunisti che si abbracciano, si baciano, si accarezzano".
Editoria, tutti a casa
Qualche numero sulla crisi dell'editoria in Italia, tratto dal Riformista di oggi: l' Agenzia Agi ha prepensionato 21 giornalisti su 90 e non ha rinnovato gli 8 contratti a termine; il gruppo Qn (Resto del Carlino, Nazione, Giorno) ha mandato a casa 36 dipendenti; La 7 vuole tagliare 25 giornalisti; l'agenzia Dire sarebbe in chiusura; Tutto turismo (Domus) ha chiuso; Emme, l'inserto satirico dell'Unità, ha chiuso. Di Repubblica e Corriere si sa. L'Espresso starebbe per chiedere lo stato di crisi. Il Sole 24 Ore ha tagliato del 10 per cento i compensi dei collaboratori normali e del 25 quelli dei collaboratori più pagati. Stampa Rassegnata resiste, ma a stento.
Ma non c'è niente da ridere
Ieri una mia amica è stata stuprata da due uomini di colore. Il colore era scuro. Uno sembrava italiano. Forse del Sud. I due erano chiaramente nordafricani. Tra l'altro avevano uno spiccato accento rumeno. Forse albanese.
Libero fa finalmente parlare il Duce

Io, per esempio, sono per la libera pubblicazione del Mein Kampf. Come documento, da consultare e da studiare. Quindi sono piuttosto liberal, come si vede, per nulla censore e per nulla bacchettone.
Però, vedersi in edicola come supplemento di Libero il faccione del Duce con il titolo "Mussolini: io vi parlo di me", è piuttosto ributtante. Perché l'operazione è chiara. La spiega Vittorio Feltri, questo gigante del cialtronismo. Dice che non si contano le interpretazioni del personaggio: "Tiranno, dittatore, tribuno della plebe, servo della borghesia, nazionalista, socialista, donnaiolo".
Dice proprio così, donnaiolo. Come se fossero sovrapponibili, o alternative, o comunque confutabili e discutibili, le definizione di "dittatore" e di "donnaiolo". Come se qui si dicesse che Hitler è stato interpretato in tanti modi: sterminatore di un popolo, guerrafondaio, amante delle cugine, stupratore, umorale, spettinato, poco affabile.
Ecco, siccome si sa che ognuno interpreta come vuole, su Mussolini ne sono state dette tante. E Feltri fa capire che mica si sa se sono vere queste cose, belle e brutte. Non solo: "Come sempre accade, storiografia e letteratura finiscono con l'oscurare la voce del protagonista". Che lei sì, la voce censurata del protagonista, può fare chiarezza. E quindi "ecco il motivo per cui Libero porta in edicola quest'opera in cui la vita del capo del fascismo è ricostruita attraverso i suoi scritti e le sue dichiarazioni". Ottimo, ora sì che possiamo farci un'idea chiara e obiettiva, andando alla fonte diretta.
Che pena.
Riotta, il vecchio che avanza
Già la tesi è vecchia, logora, ha l'odore soffocante della naftalina, l'aria viziata di una stanza chiusa, abitata da uomini inamidati, che indossano bretelle e camicie bianche per darsi un'aria sbarazzina e moderna. La rete, dice il titolo del Corriere, ha cancellato l'opinione pubblica. Seguono le solite cazzate trite e ritrite sul fatto che su Internet è pieno di notizie false. Ma va? Il tutto condito da citazioni colte, ammucchiate indiscriminatamente per dare sfoggio di erudizione: il Vangelo di San Giovanni, Wole Soyinka, Alfred Tarski, Richard Rorty, Renzo Tramaglino, Don Chisciotte, Martin Eisenstadt, Eitan Golrin, Dan Mirvish, Michael Moore, Umberto Eco, Jeremy Bentham, Jurgen Habermas.
Ma a peggiorare la cosa c'è che la tesi di cui sopra è esposta in una "Lezione di giornalismo" da quel Gianni Riotta, direttore del Tg1, che arrivato con la pretesa di portare il giornalismo all'americana nelle stanze ovattate della Rai, ha ceduto di schianto alle regole ferree della partitocrazia più bieca, alle dichiarazioni "panino", alla litania estenuante delle dichiarazioni di micropartiti, al leccaculismo programmatico nei confronti del governo. Beh, sentire una lezione di giornalismo da uno così, sentirsi dire che Internet manipola la verità, è davvero un po' troppo.
Infanzie difficili

Maurizio Gasparri, dal Corriere: "Io da bambino ammiravo Mosè Dayan. Avevo 11 anni e inneggiavo a lui sul diario"
Romanzo criminale, un capolavoro
Oggi Aldo Grasso, era ora, spiega sul Corriere che "Romanzo Criminale", la serie tv e non il film, "è uno degli esiti più riusciti della fiction italiana". Non solo qui si condivide, ma si considera questa serie diretta da Stefano Sollima (figlio del regista del televisivo Sandokan) un capolavoro.
(DI SEGUITO ANTICIPAZIONI SULLA TRAMA)
E comunque, confesso. Ieri, quando mi sono visto l'ultima puntata, quando ho visto il Libano insanguinato e fradicio di pioggia, riverso sulla portiera di un'auto, e intorno c'era il Commissario Scialoja e sono cominciati ad arrivare tutti, il Bufalo, il Freddo, il Dandy con l'ombrello...E ancora prima di questa scena shakespiriana, quando il Freddo ha saputo la notizia, si è alzato dal letto, mentre sullo sfondo dormiva Alessandra Mastronardi (oh, la Mastronardi, mi sono innamorato), beh quando lui, il Freddo (Vinicio Marchioni) si è alzato, ha stracciato lentamente il biglietto aereo, si è infilato una pistola nei pantaloni e si è chiuso per sempre la porta alle spalle, beh, io ho pianto.
Le tette dozzinali e la casta sinistra
Massì, caro Uolter, continuiamo così, dopo i quiz che fanno diventare milionari persone che non sanno fare nulla "mentre c'è chi non può comprarsi un maglione", spariamo addosso a Veline, a Insieme sul due, a Tempesta d'amore, alla Prova del cuoco. Giusto così, torniamo a Rai educational, ai programmi dell'accesso, al maestro Manzi. Caso mai qualcuno di normale - che si spacca il culo al lavoro, torna a casa, si stravacca sul letto e si guarda Jerry Scotti, un po' divertendosi un po' prendendolo per il culo - caso mai uno così, dicevamo, come ce ne sono milioni, avesse la balzana idea, dopo aver sentito Fioroni e Bettini e Binetti, di votare Pd, diciamoglielo chiaro a questo coglione che è un "solipsista" e un "individualista" di merda.
Veltroni ha ragione e anche Michele Serra, sulla sua Amaca di Capalbio, che oggi stigmatizza i giornali che hanno parlato della tettona del Grande Fratello. Che notizia sarà mai? Serra, con i suoi sandali e un saggio di Hegel sotto braccio, non si capacita: "Come è possibile che la più dozzinale delle doti ancora produca un effetto tanto sorprendente da considerare notizia l'ostensione televisiva dell'ennesimo paio di tette?". Eh, com'è possibile Michelino? Hai ragione, io è da tre giorni che sento questi dozzinali intorno a me parlare delle megatette della comasca o varesotta che sia. Gente volgare, fatta per viver come bruta. "Come possono le tette destare lo stupore di un qualunque spettatore o lettore italiano?". Ma è vero, come è possibile, urge spiegazione, esegesi, ermeneutica, analisi acribica. Chissà cosa ne direbbe Roland Barthes. E Debord? E Serra, Debord? Come cazzo è possibile che "siamo ancora tutti lì, come nei bar del dopoguerra, a darci di gomito e dirci guarda che tette quella?".
Ora, lo so, è volgare, è dozzinale, è maschilista, è medievale, ma nasce spontanea nel nostro cuore la considerazione derridiana che se la sinistra scopasse un po' di più forse non perderebbe le elezioni, o quantomeno non scriverebbe cazzate.
D'Alema e Israele, come dargli torto

Dice D'Alema che i giornali italiani ormai sembra che trasmettano "bollettini militari filo-israeliani" e che "i commentatori italiani spesso non sanno neanche di cosa parlano". Che a Baffino i giornalisti non stiano simpatici è noto. Ma stavolta non ha proprio torto.
Leggere il Corriere su questi temi dà sempre quel lieve imbarazzo che ti coglie quando capisci che ti stanno fregando e non capisci perché. Non sono solo i commenti, magari fossero soltanto quelli. E' l'impostazione complessiva. Il punto di vista. Le interviste a israeliani ed ebrei nostrani. La scomparsa dei palestinesi. Di quelli morti, perché le foto non vengono pubblicate, con la scusa (altre volte non usata) di non stampare immagine macabre. E di quelli vivi, che vengono ignorati. E' il modo migliore per far sparire le ragioni, e anche i torti. Non parlarne, non mostrarli. Se le vittime sono un numero, non sono vittime. Se le vittime sono una folla anonima non sono percepibili.
Nelle pagine del Corriere, ma anche in quelle di molti altri quotidiani, compresa talvolta Repubblica, non si sente l'odore acre della morte. Non si vedono le mosche ronzare intorno ai cadaveri putrefatti. Non si vede la paura, la rabbia, il dolore. E' tutto sterilizzato, inquadrato in un ragionamento di pro e contro, di trattative e dialogo, di concessioni e riconoscimenti, di obiettivi e infrastrutture. E' tutto un bel gioco di parole, una girandola di opinioni. Quando il commento diventa prevalente, il fatto sparisce. Restano i morti, ma sono solo una statistica
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
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