La musica andina che noia mortale

C'era il "sessantottino" Stefano Masciarelli, ricorda l'Unità, che si svegliava da un coma dopo vent'anni e tutto era cambiato intorno a lui, tranne una cosa: i Pooh. Ecco, stasera alla Festa del Pd di Firenze suonano i Pooh. Quelli di Rotolando respirando.
Il manifesto, intanto, bacchetta Luca Sofri, autore della playlist della Festa, che continua a ripetere: "Meno Inti Illimani, più Radiohead". Ricorda Alberto Piccinini: "Fu Lucio Dalla ad aprire il fuoco nel Cucciolo Alfredo, una canzone del 1977: la musica andina, che noia mortale, sono più di tre anni che si ripete sempre uguale". Sempre Piccinini ricorda che il cdr dell'Unità, nel 2000, protestò: "Non siamo gli Inti Illimani del terzo millennio". E in un "Dizionario dialettico" distribuito ai candidati di Forza Italia si scriveva: "La ricomparsa in Italia degli Inti Illimani, dopo alterni periodi di ibernazione, sta in genere a indicare un tempo buono per la sinistra". Sbagliava di grosso, chiosa Piccinini.
Il posto di Concita
Un editoriale a tratti bello, che di Concita De Gregorio si può dire tutto tranne che non sappia scrivere, a tratti retorico, forse necessariamente, con un passaggio che ogni direttore, soprattutto di un giornale politico dovrebbe tenere ben presente e che Concita scrive bene: "Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica". Troppi retroscena, dice, meglio raccontare. Ecco, a questo dovrebbe servire il giornalismo, a uscire dalla tesi preconfezionate, dalle visioni ideologiche o di comodo, dalla trama astratta delle idee, per entrare con orecchio pronto e occhi aperti nella complessa realtà delle persone, di tutti quei singoli che insieme fanno la società.
Detto questo, la prima Unità firmata da Concita è antiberlusconiana come non mai, perché i Colombo e i Travaglio sono lì con il fiato sul collo, a sparare a palle incatenate e bisogna rassicurare tutti sulla continuità. Poi, speriamo, farà quello che le ha detto Ezio Mauro, si ricorderà chi è e da dove viene e continuerà a seguire la sua strada.
* Si segnala la vignetta di Staino, uno dei tanti che temevano, e temono, di subire un ridimensionamento. Bobo dice: "Dichiaro fin da ora che, nel caso che mi levino dall'Unità, D'Alema o Veltroni o il Pd in genere non c'entrano per nulla". Non esattamente un gesto corretto, da parte di Staino, che si precostituisce un alibi politico fingendo di scherzarci sopra. Quasi un avvertimento.
Furio colpisce ancora

Possibile che Barigazzi, si lamentava la Soncini, non abbia tra i difensori uno straccio di amico, di collega, un'ex fidanzata? Ecco, l'Unità di oggi riporta la lettera di Christopher Dickey, capo dell'ufficio di Parigi e del Medio Oriente di Newsweek che, pacatamente, serenamente, spiega quel che sanno tutti quelli hanno provato a sapere, cioè che Barigazzi esiste, è un giornalista, ha scritto diversi articoli per Newsweek. Ma niente, a Furio Colombo, ormai chiaramente ossessionato dal "corrispondente fantasma", non basta affatto. Dice che la lettera di Dickey non gli dice "quasi niente". Insiste a dire che "quasi niente si riesce a trovare di lui in rete, in rete, neppure una fotografia". Inutile sottolineare che l'omino della foto nel post qui sotto è Barigazzi, scovato in facebook in circa quattro secondi. Vuole sapere ora, Colombo, se "il signor Barigazzi" sia un columnist, un corrispondente, un free lance. Arriva a dire, lavorando il Barigazzi anche all'AdnKronos: "Può un giornalista legato a una agenzia di stampa italiana essere la voce indipendente di un giornale americano a proposito di una questione politica italiana di cui si suppone che rappresenti una posizione terza?". Domanda ridicola, come se lavorare per un'agenzia di stampa italiana faccia perdere improvvisamente obiettività e credibilità. Furio Colombo non accetta l'evidenza, che un giornalista, non un premio Pulitzer, ma un normalissimo giornalista, abbia espresso su un quotidiano straniero un'opinione che non corrisponde alla sua. E per questo inscena un processo che verrebbe quasi da definire staliniano, dando del fantasma a un povero cronista che cercava di fare il suo lavoro.
* Detto questo, lo ammetto, mi sono sbagliato, la Soncini purtroppo esiste davvero e risponde, magari in modo un po' scomposto, alle mie affettuose ironie, contestandomi l'uso della parola "sedicente" (ma Barigazzi continua a definirsi tale, inutilmente, e a quello mi riferivo usando questo termine) e un "gli" effettivamente sfuggito al posto di "le" (pardon, non volevo mettere in dubbio la sua femminilità). Il resto della replica non si capisce, nonostante l'ottimo stile, ma è un limite mio, s'intende (anche se "la stupidità umana non ha limiti"). Auguri, comunque, per la ricerca dei potenziali fidanzati.
Lo steward di Madrid e "l'amico del cuore"

Titolo del Corriere: "L'italiano morto a Madrid con il compagno e un bimbo". Titolo di Repubblica: "Uno steward palermitano in vacanza con un amico francese e il figlio". Titolo della Stampa: "Lo steward morto con l'amico e suo figlio".
Insomma, a leggere il titolo del Corriere, Domenico Riso, morto nell'incidente aereo, era gay. Ed è morto insieme alla persona con la quale conviveva. Il Corriere ha scelto di scriverlo nel titolo. Repubblica lo ha omesso completamente, scrivendo solo che viveva insieme con l'uomo con cui è morto. La Stampa ha scelto una terza via, la peggiore, la più ipocrita, la più ammiccante parlando dell"l'amico" (in prima, scrive addirittura, con espressione ributtante, "l'amico del cuore").
Barigazzi esiste, la Soncini no
Furio Colombo minaccia di lasciare la nuova Unità ed è un'ottima notizia, per l'Unità. Almeno non usciranno editoriali come quello delirante di ieri, nel quale Furio torna a ripetere quel che aveva già scritto. E cioè che l'articolo elogiativo (per metà, ma questo non lo dice mai) di Newsweek su Berlusconi è stato scritto da "un corrispondente fantasma". Così lo chiama, anche nel titolo.
Furio prende spunto da una campagna nata in rete, ah i guasti che possono fare i passaparola tra i blogger disinformati, per avanzare sospetti sull'esistenza del sedicente Jacopo Barigazzi, autore del pezzo incriminato. L'altro giorno, citando obliquamente un post, Colombo aveva lasciato credere che dietro Barigazzi, firma a lui non nota, si nascondesse qualche personaggio famoso sotto pseudonimo. Smentito dalla realtà, ieri ha risposto a una sgradevole paginata del Giornale, spiegando che il quotidiano del padrone si è limitato a riportare una telefonata dello stesso Barigazzi che dice: "Ho prove certe della mia esistenza".
Colombo non ha apprezzato lo spirito: "Non una parola di più, non una notizia di più sull'avventuroso editorialista". L'illustre editorialista girotondino non demorde e contesta la "prova di esistenza per telefono". Lui è giornalista di razza e fa le sue ricerche. Nella gerenza di Newsweek, spiega, non c'è Barigazzi. E, udite udite, all'associazione stampa estera di Roma nessuno, tesoriere incluso, ha mai sentito parlare di un Jacopo Barigazzi. A questo punto, Colombo vira. Perché non potendo più smentire che esista, nonostante la sua ricerca indefessa, lo sputtana, con antico metodo: "Quando Newsweek ha dovuto fare un favore a Berlusconi, lo ha fatto nel modo più schivo e marginale possibile, in modo quasi segreto, con una persona quasi inesistente".
Quasi inesistente, dice. Viene da ridere, se non venisse da piangere. Barigazzi, inutile sottolinearlo, esiste. Non solo. Alla precedente puntata, Colombo lo aveva cercato in rete, ma aveva trovato un omonimo che scrive saggi sui crani. E forse qualche nipotino lo avrà anche Colombo, che gli spiega a usare Google. In quel caso, anche senza chiamare Milano dove vive Barigazzi, avrebbe trovato lo stesso Barigazzi (non Bigazzi come scriveva la prima volta Colombo) in due siti: facebook e linkedin. E senza parlare con i numerosi colleghi milanesi che lo conoscono alla perfezione, avrebbe scoperto il suo curriculum. E senza scomodare il tesoriere della stampa estera e la gerenza di Newsweek avrebbe trovato diversi articoli di Barigazzi sulla rivista medesima, compresi alcuni nient'affatto elogiativi del Berlusconi.
Che dire? Che il giornalismo è attività complessa, i fatti bisogna maneggiarli con cura, anche quando fastidiosamente entrano in rotta di collisione con le nostre opinioni.
* Tra gli altri che hanno scritto dello strano caso c'è anche Guia Soncini, che non rinuncia a essere inutilmente controcorrente sparando contro "quelle puttanate di social network". Dice che Linkedin non è la prova di nulla. Che possibile che Barigazzi non abbia uno straccio di amico che lo difende. E insomma anche a lei questo Barigazzi non le dice nulla. Che ci sia tutto un mondo intorno che non conosce, è cosa che non la può sfiorare. Ma ci sono numerosi colleghi dell'Adn Kronos, dove lavora oggi, e della Reuters, dove lavorava ieri, che lo conoscono perfettamente. Ma poi, la Soncini esiste veramente?
Di Pietro, un quotidiano a Chiare Lettere

Il Foglio annuncia sibillino la possibile nascita di un quotidiano dipietrista. Nel senso proprio di Antonio Di Pietro che sarebbe intenzionato a mettere su un bel giornale per sfruttare l'onda d'urto del piazzanavonismo d'assalto. In arrivo, a quanto pare, l'appena silurato dall'Unità Antonio Padellaro, insieme al suo sodale Furio Colombo, e, udite udite anche Marco Travaglio. Che sguarnirebbe così l'ala sinistra, si fa per dire, della nuova Unità di Concita De Gregorio, già colpita dal no di Luca Telese. Il giovine virgulto del giornalismo di sinistra trapiantato nel Giornale pare abbia spuntato un corrispettivo in denaro della sua fedeltà alla testata. Come editore del giornale dipietrista, assicura il Foglio, ci sarebbe Lorenzo Fazio, ex editor della Rcs, che portandosi dietro il Travaglio scrittore ha dato lustro a una nuova creatura piuttosto fortunata, la casa editrice Chiare Lettere.
In tutto questo il Corriere ci informa prontamente del fatto che Maurizio Costanzo non ha mai preso Viagra.
Ha ragione il Berlusca, fermate quei giudici
L'ordinanza dei magistrati di Catania che non hanno affidato un figlio alla madre allegando, tra gli elementi di depravazione accertati, una tessera del sedicenne di iscrizione ai Giovani Comunisti (Prc), è l'ennesima follia della magistratura che dà ragione a Berlusconi. Certi giudici sono pericolosi. E un minimo di controllo sulle loro qualità intellettuali e umane (non dico un esame psicologico o psichiatrico) non guasterebbe.
A proposito di Sensi
Viene da chiedersi che Paese è quello in cui migliaia di persone si disperano, piangono, urlano per la scomparsa del presidente di una società sportiva (Franco Sensi), peraltro non particolarmente amato in vita. E viene da chiedersi quanti saranno a piangere quando morirà, chessò, uno come Vittorio Foa. Ma poi viene da chiedersi anche se questo non sia moralismo demodè, sinistrismo snob un po' alla Michele Serra (con tutto il rispetto), incapacità di comprendere le pulsioni profonde che animano il popolo, la gente vera, lontana dai riti della politica. Vengono da chiedersi un sacco di cose, come si vede. E neanche uno straccio di risposta.
Obama raccomandato di Dio

Obama dice di avere bevuto e usato droghe da giovane. E questa è la buona notizia. Sulla quale vedo che tutti hanno titolato. Io, nel mio piccolo, avrei titolato sul resto delle sue illuminate parole, che peraltro rendono la sfida con McCain impari: "Io non cammino mai da solo, cammino con Dio. Mi ha aiutato Gesù, che è morto per i miei peccati".
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
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