Aids, Libero contro l'allarmismo del Corsera

Libero accusa, non del tutto a torto, il Corriere della Sera di fare terrorismo sull'Aids, sparando un aumento di contagi, che non ci sarebbe, soprattutto tra maschi eterosessuali. Massimiliano Parente scrive: "Se proprio incontrate la De Bac o Paolo Mieli che vogliono convincervi, tabelline alla mano, che non dovete scopare, non dovete fumare, non dovete mangiare e forse avete anche l'Hiv, alle brutte rispondetegli come Jack Nicholson a Susan Sarandon nelle "Streghe di Eastwick", quando lei gli ricorda che cinque cucchiani di zucchero nel caffè fanno male e lui: "Cara mia, quando muoio voglio morire malato, mica sano".
A Penati piace la Letizia
Nella vicenda consulenze d'oro (per capirci qualcosa leggere l'articolo di Paolo Colonnello sulla Stampa), si segnala la solidarietà offerta alla Moratti da Filippo Penati, il tanto osannato uomo della nuova, nuovissima sinistra. Evitiamo le strumentalizzazioni, dice. Ottima frase, la dicevano spesso i socialisti nell'era craxiana. Penati aggiunge così un altro tassello al suo curriculum di moderno uomo d'ordine, pidino e un po' leghista, dopo le valorose battaglie sulla tolleranza zero e per cacciare rom e stranieri. Del resto, a settembre, al Magazine che gli chiedeva di scegliere tra Ferilli e Moratti, lui rispondeva: "Se proprio mi costringe...via la Ferilli!".
Piccoli Berlusca crescono

Luigi Berlusconi (già più alto di 20 centimetri rispetto al padre), 19 anni, si confessa con Style: "Lourdes è magica, ci sono andato come volontario dell'Ordine di Malta. Stare assieme agli altri ragazzi pellegrini, ai malati è una esperienza bellissima, soprattutto quando si condivide una cosa importante come l'amore per il Cristo".
24 mila cazzate

Per una volta tocca dar ragione a Libero (a Libero!) che se la prende con il Festival di Sanscemo e con il messaggio di Celentano alla nazione: "Prodi è bravo e buono, ma il Paese è cattivo e non lo capisce. Anche il nucleare e il cancro sono cattivi". Certo, Libero lo attacca perché antiberlusconiano, ma sentire tante cazzate manichee e becere raccontate come fossero verità rivoluzionarie e profetiche fa cascare le braccia. Vedere Fabio Fazio che lo riverisce e con lui recitano una pessima commediola è ancora più irritante. Resta Carmen Consoli (e il grande Stefano di Battista), che almeno ha una bella voce, e gli stivaloni bianchi di Laura Chiatti, che farebbero resuscitare un morto. Anche se della bionda attrice (?) tocca purtroppo ricordare la sconcertante intervista al Corsera di qualche giorno fa. Nella quale confessava di aver preso due volte la pillola del giorno dopo perché quanto a contraccettivi ha deciso di "affidarsi al caso". Quanto alla Ru486, spiegava con una sincerità disarmante e un po' deficiente, "non sapevo neanche che esistesse...".
Fantasmi in Solferino

A proposito di giornalismo di servizio, si segnala oggi l'opportuna puntualizzazione del Corsera che, in omaggio alla necessità di essere più vicino ai lettori, ha corredato le esternazioni di Berlusconi sulla Cdl "ectoplasma" con una schedina esplicativa nella quale si dava conto dell'ektòs e del plasma, di Slimer (anche in foto) e di Ghostbuster. Che non si dica poi che i quotidiani italiani non sono venduti perché sono incomprensibili e lontani dai lettori
Dove vanno i quotidiani (e il Corriere)
Per capire dove va l'editoria si deve guardare al Corriere della Sera. Perché, al di là della gara di leadership con Repubblica, è la testata italiana più antica e "autorevole". L'universo Corriere ha appena subito un restyling di un certo rilievo. Ha perso tre centimetri, nella speranza di diventare più maneggevole, ha alleggerito la grafica e abbreviato gli articoli. Se l'obiettivo era quello di stare al passo con i nuovi media, allora si può dire già che è fallito. Perché, ovviamente, con i nuovi media non si può stare al passo. Li si può contrastare, battendoli su un altro terreno, quello dell'autorevolezza e dell'approfondimento. Strada che il Corriere ha scelto di non battere, scimmiottando la free press con articoli brevi (ma perché allora devo spendere un euro) e dando scarso o nullo rilievo alle foto che, vedi Guardian e dintorni, sono una risorsa importante del nuovo giornalismo. Effetto collaterale grave della nuova grafica, l'invadenza della pubblicità. Non perché sia variato di molto il carico (circa la metà dello spazio). Ma perché la frammentazione degli articoli, il minor piombo in pagina, gli spazi bianchi aumentati, hanno messo in primo piano i monoblocchi a colori della pubblicità che spesso spiccano a prima vista in pagina e intorno ai quali, metaforicamente, passa l'articolo. Il giornalismo come contorno al piatto principale, la pubblicità. Del resto l'invadenza del marketing è spiegata, se non giustificata, dall'imminente crollo della stampa quotidiana tradizionale. Prendiamo il Corriere: in calo costante di copie, con un'età media dei lettori avanzatissima, ha visto anche il clamoroso crollo dei collaterali, meno venti per cento in un anno.
Non va meglio il panorama collegato al Corsera. Il nuovo Magazine di Di Piazza ha cambiato copertina, più pesante e verniciata, e ha raccattato firmoni dal Corsera, senza guadagnarne molto in freschezza. Il sito Internet macina introiti pubblicitari, ma sconta un'arretratezza degli uomini non meno che delle macchine (due blackout di molte ore in pochi giorni hanno fatto crollare gli accessi). Resta un Vivimilano rinnovato e molto bello, che però non può fare la differenza.
Come si possa fare fronte a un pubblico e a un mercato che cambiano a ritmi vertiginosi, è cosa che nella carta stampata nessuno ha ancora capito. Salvo che, come dimostrano Giornale e altri quotidiani, la cassa integrazione incombe. Gli editori non hanno più molta voglia di rimetterci danaro. E a poco a poco anche il Potere dei quotidiani, inteso come capacità di influenzare la politica e la società, potrebbe venire meno. A quel punto, la marginalizzazione dei quotidiani sarà completata ed entraremo in una nuova era, di cui per ora si intravvedono solo i contorni.
Mah

Diciamo che se volessimo fare un'esegesi un po' berlusconiana del nuovo simbolo del Pd, che ricorda la bandiera italiana, potremmo dire che spicca in evidenza la P di partito proprio mentre i partiti sono odiati da tutti e considerati la sentina di ogni male, mentre la D di democratico, che dovrebbe essere la novità e il punto di forza, annega nel bianco e scolora nel rosso che evoca comunismo. Ma come dice Veltroni, "il verde è la cultura ambientalista e quella laica, il bianco è il solidarismo cattolico e il rosso è la tradizione socialista. La sintesi è molto moderna e forte. Un simbolo rivolto al futuro, un segno fresco e vivo".
Ma anche no.
Martina, papà lo vedo di sfuggita

Martina Stella a Max: "Mio padre lavora nelle autostrade, fa il casellante a Firenze". Max: "Lo incontri ogni tanto al casello?". Martina: "Ho il telepass".
Il Corriere parruccone a caccia di dodicenni
A proposito di parrucconi (e truffatori), ecco il Corriere della Sera che, forte di una tradizione secolare di perbenismo e ipocrisia, sforna una presunta inchiesta-focus sulle ragazzine e il sesso. Straordinario esempio di giornalismo spazzatura. Il titolo: "Le ragazzine e il sesso: a 12 anni senza limiti". Ne deduco che le suddette dodicenni trombano a raffica senza protezione alcuna. Scruto i grafici e non trovo nulla del genere. La ricerca della società di pediatria (pediatria?!? A 12 anni?), non offre spunti. Alessandra Arachi, nel pezzo, spiega che "tre ragazzini su quattro non esitano a confessare di fare cose che loro stessi definiscono rischiose, come ubriacarsi, appunto, bere liquori, prendere farmaci, uscire da soli tardi la sera, avere rapporti sessuali non protetti". Così, tutto insieme. E i dati? Nulla. Ma la Arachi aggiunge: "Già: hanno rapporti sessuali frequenti, i nostri ex bambini". Ah sì? Possibile, ma chi lo dice, con che frequenza? Nulla.
Il Corriere si scandalizza, si contorce, si erge a paladino della morale e dei "nostri ex bambini". Pensate che l'11,2 per cento delle ragazzine vuole fare da grande "il personaggio famoso". Incredibile, eh? Poi, nell'occhiello, si semplifica un po' e il "personaggio famoso" diventa "la velina". Che non è esattamente la stessa cosa. E ancora, scandalo, al secondo posto, "c'è un disarmante non so". Gente senza valori e senza ideali, questi giovini.
A confortare il moralismo pruriginoso dei lettori, i parrucconi del Corriere hanno inviato anche un cronista in discoteca. Dove? A Milano, ovviamente, con la consueta lente deformata che trasforma una realtà particolare come questa nella norma nazionale. Ma cosa succede in queste famigerate Shocking e Tocqueville? Leggiamo Andrea Galli che, prudentemente a metà pezzo, per contraddire ma non troppo il mandato a moraleggiare, spiega: "A dire il vero, manco si ubriacano: al bancone del bar, gli alcolici non ci sono. E, a ridir il vero, manco si drogano: qualche nuvoletta di canne, d'accordo, e però pasticche e cocaina non se ne vedono". Insomma, non si drogano e non si ubriacano neanche, questi benedetti ragazzi.
Povero Corriere, non c'è più la gioventù bruciata di una volta. Meno male che c'è l'Erasmus, l'Orgasmus, per poter dare sostanza alle paure della brava borghesia, come si diceva una volta, per raccontare di una generazione di spostati, ubriaconi, cocainomani (ché invece non si può dire che i cocainomani veri hanno 30 e 40 e 50 anni) e trasgressori.
Berlusconi si scioglie in se stesso
A me il Popolo non mi ha mai convinto. Silvio Berlusconi ora mi conforta nelle mie convinzioni.
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08