Un Corriere molto maschio
L'altro giorno leggevo Internazionale e l'intervento di un corrispondente austriaco in Italia sul caso Grillo. E insomma Gerhard Mumelter, Der Standard, scriveva: "Una ventata d'aria fresca farebbe bene anche ai mezzi di informazione: dal Corriere della Sera, che per principio o per pigrizia non affida mai un editoriale a una donna...". E in effetti, mi sforzavo di pensare, la Palombelli non c'è più, la Maraini non è un'editorialista, la Rasy neanche, la Meli scrive retroscena...E insomma non ce n'è. Poi oggi leggo Luca Sofri che riporta le firme in prima pagina del Corriere: "Sono tutti uomini, e tutti tra i 52 anni e gli 83 anni (età media di quelli che mi sono ricordato: 64). Sergio Romano, 78 anni, Angelo Panebianco, 59 anni; Ernesto Galli Della Loggia, 65 anni; Paolo Mieli, 58 anni; Pier Luigi Battista, 52 anni; Gian Antonio Stella, 54 anni; Giovanni Sartori, 83 anni; Michele Salvati, 70 anni; Magdi Allam, 55 anni; Pietro Ichino, 58 anni; Dario Di Vico, 56 anni; Piero Ostellino, 72 anni; Francesco Giavazzi, 58 anni; Alberto Ronchey, 81 anni".
In più, c'è da dire, quasi tutti sono illeggibili.
Il pisello è mio e lo gestisco io


Liberazione la prende alla larga nel titolo del corsivo di prima pagina: "Non confondete fica e pisello". Che è sempre un consiglio di un certo peso (per i confusi riportiamo sopra due tavole anatomiche).
Riferisce il quotidiano comunista dell'allarme lanciato ieri dalla Federazione dell'ordine dei medici e riportato dal Corsera: troppe donne, nel 2017 ci saranno solo due maschi su sette. Attaccava il pezzo Mario Pappagallo sul Corsera: "Ve lo immaginate un uomo che si fa visitare da un'urologa?". A parte il fatto che me lo immagino benissimo, visto che una dottoressa carinissima tempo fa mi ha messo le mani sul pisello, per scopi strettamente professionali, e la cosa non mi è dispiaciuta affatto. Comunque.
Vincenzo Miurone, presidente della società italiana di urologia, dice: "Noi maschi non ci faremo mai controllare la prostata da una lei, né gradiremmo che una mano femminile ci prescrivesse un farmaco per l'impotenza". Commenta Liberazione: "Beh, certo, ci mancherebbe anche questa! E' vero che per alcuni secoli i ginecologi sono stati tutti maschi, ma non vorrete mettere sullo stesso piano le due cose: una cosa è scrutare una fica, che è un diritto del maschio; cosa ben diversa è mettere le mani su un pisello, o un culo maschile, da parte di una femminuccia. Ma siamo matti?".
SMOTTAMENTI EDITORIALI / ESCLUSIVO
Belpietro verso Panorama, Biondani all'Espresso
Mascellone Belpietro, da anni alle redini del Giornale berlusconiano, è dato ormai per certo all'altrettanto berlusconiano Panorama, in affanno dopo i successi della nuova versione arrembante dell'Espresso (che guadagna un nuovo cronista d'assalto: Paolo Biondani, inviato di giudiziaria strappato al Corriere della Sera).
Per la successione di Belpietro sono in corsa in tre: Giorgio Mulè (che ha firmato Verissimo e Tempi moderni per Videonews, Mediaset ), Michele Brambilla (attuale vicedirettore del Giornale) e Guido Gentili (ex Corriere della Sera e ex Sole 24 Ore)
GARLASCO RASSEGNATA / 5
La luce dei campi, le brioche e il risottino
Così, giusto per ricordare ancora una volta qualche regola base per il giornalismo. Se uno è un ragazzo di provincia, finito in carcere accusato di avere ucciso la fidanzata, dovendo ricostruire una frase che non hai sentito, se proprio è necessario, allora dovresti usare un tipo di linguaggio che appartiene alla sua classe sociale, alla sua età e alle sue condizioni attuali. Così, se sei Paolo Berizzi di Repubblica o Andrea Galli del Corriere, e hai avuto la frase da un consigliere regionale che è stato in cella, non scriverai che Alberto ha detto "emotivamente mi sento uno straccio", ma "sto malissimo, sono distrutto" oppure "come vuoi che mi senta, di merda" (Fabio Poletti della Stampa opta per l'intermedio, "emotivamente sono distrutto"). Se poi non sei stato in cella, perché non ci puoi essere stato tu e c'è stato il consigliere, non scriverai mai una frase come quella del Berizzi: "La luce che arriva dai campi si posa sul tavolo in ferro e formica di Alberto" perché non l'hai vista posarsi quella cazzo di luce dai campi. Berizzi, poi, unico tra i cronisti ci informa che Alberto ha ottenuto, e non solo chiesto, la foto di Chiara. Alberto non può smentire, e neppure Chiara.
E poi a leggere i pezzi di oggi dal nostro inviato nella cella c'è la consueta ossessione dei cronisti per il cibo. Cos'ha mangiato Alberto? Biscotti frollini, per Repubblica. Risotto per il Corriere. Per la Stampa ha chiesto una brioche ma non gliel'hanno data (di qui i frollini).
L'unico sprazzo di verità, l'unico spiraglio di una delle tante storie non raccontate e che non prevedono brioche né frollini c'è nel pezzo di Poletti. Dice: "Nella cella di Alberto un mese fa si è ammazzato un detenuto che aveva l'Aids".
Chissà cosa ha mangiato prima di impiccarsi. Se gli hanno dato una brioche, una minestrina.
Langone: "Scurati, sei un parassita"
Garbato attacco del Foglio ad Antonio Scurati e al suo nuovo feuilletton ottocentesco "Una storia romantica". Mariarosa Mancuso, dimenticabile critica cinematografica, ha letto il libro ed è stata "tramortita" dalla prosa, che ricorda "certi romanzetti Harmony". E' stata costretta più volte a "invocare un editor", a "sghignazzare", a "mettersi in posizione fetale" e non ha particolarmente apprezzato né "la pecorina di Berta", né "il pompino risorgimentale".
Camillo Langone, nella pagina a fianco, aggiunge un'altra garbata critica, se possibile più vellutata ancora. Mettendosi nei panni del dimenticato Luigi Settembrini, si rivolge così all'amico Antonio: "Tu sei un parassita, Scurati, sei una mignatta che succhia il sangue di chi il Risorgimento l'ha fatto davvero e parli di passioni e grandi ideali senza avere conosciuto né il carcere né l'esilio ma solo le terze pagine e i convegni letterari. Tu credi di essere te ma sei solo la nuova Sveva Casati Modigliani".
Ciliegina sulla torta sul Giornale. Caterina Soffici non ha letto il libro ma l'intervista che Scurati ha dato a Enrica Brocardo di Vanity Fair. Scurati cerca donna, ma ha un problema: "Poniamo il caso - dice all'incolpevole e immaginiamo attonita Brocardo - che io e lei, adesso, proviamo un'attrazione reciproca, e lei - visto che appartiene alla generazione di Sex and the City - mi propone di uscire questa sera: ecco, nel momento in cui io accetto, so che lei mi tradirà e che io farò lo stesso. Il rapporto è già minato". Non si sa se la Brocardo abbia schiaffeggiato Scurati, ma la Soffici, a quanto si legge, ne avrebbe una certa voglia.
Giornalisti e camerieri
Beppe Grillo, Jesolo: "Non ci servono i giornalisti, sono camerieri".
(Sentitamente ringraziano, tra gli altri: Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Carlo Casalegno, Walter Tobagi, Guido Puletti, Ilaria Alpi, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Mario Francese, Giancarlo Siani, Almerigo Grilz, Mauro De Mauro, Maria Grazia Cutuli, Beffe Alfano, Pippo Fava, Peppino Impastato, Giovanni Spampinato, Cosimo Cristina)
Il Corriere e l'anoressia

Si chiama Isabelle e pesa 31 chili. Il suo corpo anoressico è sui muri e sui giornali. Non sul Corriere, che ha rifiutato (Mieli era favorevole, ma dal cda è arrivato il no). Isabelle racconta la sua storia a Vanity Fair. Il Codacons è contrario alla campagna. Annamaria Testa parla di "cinismo". Per l'Aba di Fabiola De Clerq, è una "campagna sbagliata e controproducente". Dolce e Gabbana: "Uno choc, ma finalmente qualcuno dice la verità". Il ministro Livia Turco sostiene l'iniziativa. Oliviero Toscani, che per Nolita ha realizzato la campagna: "Il paradosso è che ci si sconvolge davanti all’immagine e non di fronte alla realtà".
Perché è morto Diario
L’Espresso ha cambiato grafica per la seimillesima volta, il Magazine del Corriere cambia direttore e contenuti, Panorama rimane il solito settimanale inguardabile, Left-Avvenimenti è un fantasma e Diario non c'è più. Liberazione, e un po' anche noi, non se ne fa una ragione di questa chiusura improvvisa, che forse porterà a una riapertura in forma diversa e forse no, e dedica due pagine del suo inserto della domenica al settimanale di Enrico Deaglio, che ha vissuto undici anni, sfornando 500 numeri, 31 speciali, 13 libri e 4 film. Non se ne fa una ragione e una ragione prova a darla Mario Portanova: "Diario muore quando l'inchiesta rinasce (vedi il nuovo corso dell'Espresso, il successo di Report, di Iacona, i dvd sulla mafia). Diario muore smentendo la prima legge della pubblicità: basta che se ne parli. Non se n'è mai parlato così tanto, ma mai come in questi ultimi due anni ha venduto così poco. Diario muore perché oggi la confezione conta, conta tantissimo, i contenuti non bastano, soprattutto se sei un piccolo settimanale che non può fare pubblicità ed è costretto a sperdersi nel mare delle 30-40 mila edicole italiana. Ma la moralina dice che viviamo nell'epoca della tv, di Internet, degli inserti, della free press. L'informazione è un bene sempre più gratuito, ma la libertà di stampa non lo è. Chi la vuole se la deve pagare, in edicola".
Blog? Parliamo d'altro
Non ce l'ho fatta. Il Foglio ospita tutta una paginata di opinioni sul tema blog sì blog no, ma davvero è troppo. Ho letto i titoli: "La blogosfera ha rotto la diga delle parole, annegheremo" (Crippa). "Non ci avete capito assolutamente nulla, sono pure meglio dei giornali" (Rocca), "Scriviamo, nessuno escluso, per vanità" (Cerasa) e mi sono immediatamente cadute le braccia. Colpa mia. E' insofferenza momentanea ma poi passa. Fanno bene bravi blogger come Jim Momo a parlarne. Ma a me non va più. Non ho voglia di stare ancora a discutere se i blog siano utili o futili, se siano demagogia o pedagogia, manigrafia o pornografia. Se siano meglio o peggio dei giornali. Come non va di discutere se Grillo ha ragione o non ha ragione. Forse è snobismo, ma mi pare che siano necessari dei prerequisiti per potere cominciare a discutere seriamente.
Cioè, se devo affrontare una discussione sul cinema e uno mi dice che gli dà fastidio vedere i film al buio, beh non mi pare proprio il caso di avviare un dibattito.
Magazine, al comando il marketing
Ci sarà da dare un occhio al nuovo Magazine del Corriere, prossimamente. Perché Maria Luisa Agnese, con le buone o con le cattive, è stata costretta a lasciare la direzione dopo lunghi anni. E al suo posto è arrivato Giuseppe Di Piazza, una carriera nel Messaggero (è stato caporedattore centrale) e poi nel settore Internet di Rcs, che aveva lasciato per approdare alla direzione di Max. Che ne sarà del Magazine gossiparo e mielista che tanto ci ha angustiato negli ultimi anni? Sarà sostituito da un giornale tutto tette e culi? Può darsi. Però andiamoci piano a seppellire la vecchia direzione a cuore leggero, perché potremmo essere costretti a rimpiangerla. Vox populi sussurra che la Agnese abbia lasciato la direzione del Magazine perché fortemente in contrasto con il marketing. Nel senso che non avrebbe aderito a qualcuna delle molte richieste dei pubblicitari Rcs. E che viceversa Di Piazza, non particolarmente gradito a Paolo Mieli (a differenza della Agnese), non sia così ostile ai signori di gadget, collaterali e product placement vari. Vedremo (e vigileremo).
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
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