La doppia vita di Montanelli
Evaso dal carcere di San Vittore? Falso. Processato e condannato a morte dai nazisti? Falso. Organizzatore di bande di partigiani? Falso. Brutte notizie per gli estimatori di Cilindro Montanelli. Un libro scritto dalla nota ricercatrice Renata Broggini, in publicazione da Feltrinelli e anticipato dall'Espresso, fa a pezzi la sua vita durante il nazifascismo. Il futuro grande giornalista del Corsera, concordò l'uscita da San Vittore con i nazisti, lasciò la moglie in ostaggio dei tedeschi e varcò il confine svizzero con un'attrice americana. Millantò di essere stato presente all'impiccagione di Mussolini e della Petacci.
Trascorse poi i successivi 60 anni facendo la morale all'Italia e agli italiani (del resto sentenziò: "Meglio la tubercolosi degli italiani").
GARLASCO RASSEGNATA / 6
Le impronte misteriose e il magistrato
A proposito di quanto oggi scriveva qualche quotidiano della misteriosa impronta digitale sulla porta, da Garlasco rimbalza la notizia del tutto inverosimile e per nulla credibile e che teniamo subito a smentire per evitare sgradevoli strumentalizzazioni, e che chiunque può capire a prima vista quanto sia inconsistente, ecco, che un magistrato donna abbia appoggiato per errore la sua dolce manina sulla porta. Figuriamoci se un magistrato può fare una cosa del genere, dovranno passare sul nostro corpo per far accreditare questa tesi balzana. Qualcuno nel Ris pare che ancora stia ridendo, ma sicuramente è per altri motivi.
D'Alema e quei distrattoni di Repubblica
Repubblica s'è distratta. Oh succede, non stiamo sempre lì con i fucili puntati, non siamo mica leghisti. Avevano questa bella intervista di Massimo Giannini al suo pupillo Massimo D'Alema e ci hanno messo tutta l'attenzione possibile per titolarla, con il solito bel disegno di Mannelli. Il "Pd polizza vita del governo", l'esecutivo che "durerà tutta la legislatura", niente "interpretazioni assurde", niente "cambi di maggioranza". Tutto fantastico e perfetto. Se poi si sono dimenticati di evidenziare da qualche parte un passaggio non proprio irrilevante non è mica colpa di nessuno. Comunque si tratta di questo: per sventare il fantasma del '98, quando Prodi fu trombato da Bertinotti e D'Alema balzò in sella scippandogli un governo senza passare dalle urne, D'Alema dice che no e poi no, nessun ribaltone possibile, e la situazione allora era molto ma molto diversa. Ed ecco qui la frasetta assassina: "Le parole di Veltroni non significano poi che se cade il governo non se ne possa fare un altro". Ah no? Fossi Prodi mi verrebbe il formicolio alle gambe.
GARLASCO RASSEGNATA / 5
Il vicino di casa, i sensitivi, la crudeltà
Il calzascarpe l'hanno trovato, era in garage e quindi niente. Il sensitivo c'è e anzi ce ne sono a decine e sono parecchio confusi. Confusi come i giornali, che anche oggi riportano versioni completamente discordanti. Piero Colaprico su Repubblica si concentra su Alberto e su quel ritardo di sei minuti nel chiamare i soccorsi. Analizza gli elementi "criminodinamici" e fa capire che gli inquirenti puntano su di lui e, eventualmente, su una complice. Corriere e Stampa, all'unisono, raccontano dell'impronta trovata sulla porta: non è di nessun personaggio conosciuto. Dunque, neanche di Alberto. Libero racconta della testimonianza di un amico di Alberto: al liceo era il "fidanzatino" di Stefania, cugina di Chiara. Il Messaggero ha notizie diverse: ci sarebbero altri quattro nomi al vaglio degli inquirenti, tra cui un vicino di casa. Chiara, per il Messaggero, sarebbe stata colpita dieci volte, una alla fronte e altre nove alla nuca. E dalle agenzie rimbalzano le convinzioni della pm: Alberto, è scritto nell'avviso di accertamenti tecnici irripetibili, ha agito per "motivi abietti e futili e per crudeltà".
Le colpe dei padri


Gianni Santucci sul Corriere di ieri racconta i quarantenni di Letta riuniti a Dro e le partite di Subbuteo: "Folco Terzani non gioca a Subbuteo, gira per la convention senza scarpe e sul palmo della mano porta scritta una domanda: chi ha la responsabilità del mondo?"
GARLASCO RASSEGNATA / 4
Altro giro, altro assassino
Giusto per far notare che tutta la fretta che i cronisti avevano ieri, con tanto di toni indignati, oggi è svaporata. Nessuna traccia di ritardi dei pm ma la stampa, si sa, è volubile. Nel frattempo oggi i giornali ne hanno scritte di tutti i colori. Per il Corriere e Libero l'assassino aveva un complice. Il Corriere intervista il contadino che ha trovato il sacco con gli abiti nella roggia e Repubblica invia Berizzi lungo i canali della Lomellina a "inseguire l'ombra dell'assassino". Peccato che la Stampa, oggi informatissima, riveli: quel sangue sugli abiti è di maiale. Altro giro, altro assassino. Per la Stampa c'è "una sola certezza: l'assassino è un uomo". Niente complice, dunque. Repubblica viene a sapere che Chiara parlò cinque minuti con l'assassino prima del delitto. Come si fa a saperlo? Non si sa. L'uomo assassino disegnato dalla Stampa somiglia molto al fidanzato Alberto. L'impronta della scarpa trovata sul luogo del delitto è di uomo, numero 42-43. Che numero ha Alberto? 43. E le cugine? E le voci sulla madre delle cugine? Svanite nel nulla. Come le congetture, le ipotesi, le false piste e le bufale che corrono sui canali della Lomellina.
I polacchi non morirono subito

Torna il giornalismo d'inchiesta, l'evoluzione cronistica della sociologia partecipante, l'emulazione redfordiana alla Brubaker. Che meraviglia. Non poteva che essere Repubblica, l'alfiere di questo nuovo-vecchio giornalismo neorealista a lanciare sul campo un suo cronista, purtroppo non il nostro beneamato Paolo Berizzi, ma il Sandro De Riccardis, che si staglia a pagina tre con la sua mise rumena, collezione estiva, e lo spazzolone d'ordinanza. Ma questa volta anche la Stampa non ha voluto mancare al ghiotto appuntamento e ha spedito il giornalista-scrittore Andrea Scanzi. Trattasi dei lavavetri, delinquenti abituali e per tendenza, come direbbe il vecchio Rocco (codice), in questi giorni più ricercati di pedofili e mafiosi. A Scanzi va maluccio. Non ha neanche il tergicristalli ma una spugna e un secchio verde troppo nuovo. "Canottiera bianca, jeans sufficientemente brutti, scarpe dimenticate da anni e cappello da rapper fuori tempo massimo", resiste tre minuti e viene acchiappato dai solerti vigili fiorentini. Un dilettante. Ma visto che gli è andata male da lavavetri, può sempre fare lo scrittore. Sandro De Riccardis, il giovine cronista "meneghino" di Repubblica, indossa "un paio di pantaloni di tela lisa e una maglietta nera a maniche corte". Si prende insulti per qualche ora, gronda sudore, viene colpito alla mano dai tergicristalli, minacciato dagli altri lavavetri rumeni, allontanato dai vigili e finisce la giornata con un bottino di 4 euro e 77 centesimi e un pezzo comunque dignitoso.
La Stampa ci regala un polveroso De Andrè, poco adatto ai tempi che corrono, alla sicurezza targata pd, alla deriva legalitaria, alla concretezza di una sinistra moderna: "I polacchi non morirono subito / e inginocchiati agli ultimi semafori / rifacevano il trucco alle troie di regime / lanciate verso il mare".
SEGNALATIO Onemoreblog in sciopero. Alberto Biraghi: "Mi ribello a questa Italia cialtrona, senza dignità, senza solidarietà e senza memoria. Mi oppongo a questa finta sinistra, che rinnega le proprie radici per raccattare facile consenso”
Il nostro amico, che dico amico, fratello Veltroni

Due pagine intere, la due e la tre, con titolo d'apertura del giornale. A chi è dedicato questa gigantesca intervista che forse solo il Papa riuscirebbe a ottenere in queste forme? Al capo dello Stato? Al premier? Al leader del partito di maggioranza? No, a uno degli otto (?) candidati che il 14 ottobre concorrerà alle elezioni per diventare leader di un nuovo partito. Si dirà, però fa degli annunci straordinari, anticipa svolte clamorose. Beh, non proprio. Dice che non vuole sostituire Prodi (male). Che ha chiuso 28 campi Rom. Che tiene all'integrità dei bambini (noi no, ci stanno sul cazzo). Che vuole aprire un ciclo come fecero (bel pantheon per il Pd) Clinton, Sarkozy e Reagan (ma chi, il simbolo della peggiore America più odiato dalla sinistra italiana?). Che gli piacciono Letta (Gianni), Pisanu, Prestigiacomo, Moratti e Cardini. Chiusura in bellezza con sfoggio di ipocrisia e falsità in do maggiore con abuso di anafora. "De Gregori che vota Bindi? Voglio talmente bene a Francesco, la nostra amicizia è così solida, così forte, così reale, che nulla potrà mai mutarla".
Ci ha così convinto, così incantato, così ammaliato che nulla potrà far venire meno il vincolo affettuoso e ancestrale che ci lega imperituramente al nostro amico, che dico amico, fratello Walter Veltroni.
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
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