DELIRIO RASSEGNATO
Il mio pc è nella fase anale
Leggere i giornali può fare impazzire. Mi accade talvolta nei meriggi estivi d’afa e di noia, mi tuffo nelle pagine come in una piscina e prendo a inseguire le righe come un rabdomante, mi soffermo su un’infografica, ispeziono una dida, viviseziono un catenaccio, oscillo su uno scontornato, stigmatizzo un occhiello. Uscito dall’apnea sono come frastornato, in trance. Intere mandrie di parole mi annebbiano il cervello.
Sabato l’ho fatto ancora. Ho cominciato con la prima pagina della Stampa, la foto sfocata di una ragazza: “Il seno nudo turba ancora”. Mi sono accorto che ciondolavo la testa, in segno di approvazione. Sì, il seno turba ancora. C’era una ricerca, di tale Claude Kauffman, secondo cui le intellettuali intervistate in spiaggia tendevano a coprirsi il seno, operaie e impiegate invece no. La classe operaia è nuda. Più sotto c’è Mina: sua madre era così aliena da ogni volgarità da considerare volgare la parola stessa volgare. Diceva “estremità inferiori”, per piedi. Mina, una delle migliori giornaliste italiane, si dilunga, poi si ferma: “Ho dirazzato”. Non ama sentirsi dire “cazzara". Da poco Totti è stato assolto per aver dato del “cazzaro” a un cronista sportivo.
Parlare è sempre un po’ sparire. Alberto Arbasino, dio ce lo conservi, ricorda a Alain Elkann, dio ce lo faccia sparire, che tra i giovani un tempo si diceva “frescone” e “pisquano”. L’Arba andava alla Capannina e prendeva “un martinetti con un soffio di seltz”. Altro che Billionaire, lui, in Sardegna non c’è mai stato: solo a Cagliari, all’opera. I giovani, si lamenta, ora dicono “casino” e “macello”: eppure sono cose antiche, fuori moda, che non esistono più.
I giovani ora sniffano. “L’antico potere dell’atropina che faceva volare le streghe”. Sedici di loro vedevano “conigli sotto il letto e farfalle volare in casa”. Il Giornale fa l’elenco minuzioso delle sostanze da taglio: anfetamina, caffeina, paracetamolo, barbiturici, glucosio, insetticida, detersivo in polvere, stricnica e gesso per intonaco. Nel ghetto di via Anelli, a Padova, intere pareti erano state scrostate.
Un titolo sul Sole: “La fetta di salame diventa neogotica”. Altri, altrove: “Coscienza spuma della mente”. “E’ un’abduzione, Watson”. “Il mio computer ha l’inconscio”.
Rimango ipnotizzato. Ci penso. Il mio pc è nella fase anale.
Furio Colombo si chiede: “Abolire la scuola?”. Lina Wertmuller vuole abolire i festival. Sull’Unità aggiornano il Pantheon: “Conan il Barbaro è di sinistra”. E anche John Milius è un compagno: “Stimo Marx”. Ha ragione, era un ragazzo valido. Sul manifesto Ivan Della Mea, pietà l’è morta, si commuove per Giovanni Pesce: “Fatico il respiro”. Scrive proprio così e anch’io mi fermo. “Fatico il respiro. A 77 anni si può anche piangere e piango”. Piangono le madri dei bambini di Rignano Flaminio. Ma è una tragedia e una farsa. “Mi facevano fare la tigre feroce”.
Su You Tube c’è Carmelo Bene a Bologna, ci avverte la Stampa. Fa sentire vivi risentire la sua voce, nel primo anniversario della strage, a piazza degli Asinelli. Legge Dante e i morti ascoltano.
Liberazione si libera di un incubo: “Il consumismo non va demonizzato”. Segue dibattito. Luciano Canfora, che è un gigante, non cita Berlinguer ma Stalin: “Prima le strutture pesanti, poi i beni di consumo”. Sanguineti vuole prima la rivoluzione e si sofferma sulla “marginosità rivoltosa giovanile”. Provate a ripetere con me due volte: marginosità rivoltosa giovanile. Ancora: marginosità rivoltosa giovanile. C’è anche il buon vecchio Valentino Parlato. Sospesa l’apologia di Pollari, si dedica ai cibi biologici: “Fanno bene”. Mi viene in mente la sua figura bassa, ciondolante, mentre torna da Ciampini verso via Tomacelli, dopo aver bevuto il suo doppio wisky. Sfoglio altri giornali. La scollatura indecente di Hillary, Chavez neosarkozista, Larisa Arap mandata in manicomio da Putin, la “breve lezione sulla felicità” di Scalfari, l’”ostruzionismo balneare” di Casini. Cerco di digerire l’intricata massa di nozioni, citazioni, battute. Cerco il nesso, il collante. Mi concedo il lusso di provare uno sguardo dall’alto, ma l’approccio olistico non funziona, l’ho sempre detto che è una cazzata.
Sul Corriere c’è Ostellino: “Il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe, le auto di grossa cilindrata sono il palazzo di Inverno da assaltare e l’auvelox l’incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria”. Rileggo, per sicurezza. Passo a Mastella: “Una politica luciferina getta il paese nell’apnea permanente”. L’ultimo titolo, prima di uscire dal magma: “Se la lama è tonda, non è omicidio”.
E’ giusto così, chiudo i giornali, arrotondo la lama. Mi sento abbattuto, un pisquano. Qui è tutto un macello. Deve essere colpa della politica luciferina, della tigre feroce, della marginalità rivoltosa giovanile, della coscienza, che è spuma della mente.
INTERVISTE RASSEGNATE / DENTE
Cercando di non evaporare
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Lo so, non lo conoscete.
Stefano Pistolini, sul Foglio, qualche mese fa ha evocato per lui l'immagine di un "Battisti minimal post moderno", ma diciamolo, chi lo legge il Foglio? Sr ne ha accennato qui, ma i miei 25 lettori difficilmente lo ricorderanno. Sui giornali "normali" non avete letto nulla di lui. Perché lui, Dente, alias Giuseppe Peveri, non è mai andato a Sanremo, né al Festivalbar, non è fidanzato con Alessia Fabiani, non ha sniffato all'Hollywood, non ha fatto sesso con Lele Mora (che si sappia), non ha scritto una canzone contro il Papa o contro l'aborto, non è un fan di Veltroni.
Non lo conoscete, perché i quotidiani non sanno neanche dov'è di casa la (buona) musica.
Però se ascoltate il suo cd, rimanete prima perplessi poi la musica e le parole cominciano a lavorare nel vostro cervello e a un certo punto, senza neanche accorgervene, ne siete diventati dipendenti. Dunque: conoscetelo.
E quando tornate a casa, date una carezza ai vostri bambini e fategli sentire una canzone di Dente.
Come colpi di tosse
STAMPA RASSEGNATA (SR) Complimenti, un disco straordinario: ma da dove spunti fuori?
DENTE La mia vita è una noia mortale con uno spruzzo di coraggio sul finale…esco da qui. Ho sempre scritto canzoni senza farle ascoltare a nessuno poi il caso vuole che le prime volta che le faccio sentire mi arrivano complimenti e proposte di contratti. Ho firmato i complimenti e ringraziato i contratti…e adesso mi conosci anche tu.
Partiamo subito con le referenze musicali. Io ti dico: molto Battisti in chiave leggermente catatonica, una spruzzata del De Gregori essenziale degli inizi, un po’ di Battiato nella voce, qualche eco di Baustelle e Ivan Graziani qua e là. E naturalmente, Elliott Smith. Per i testi, Mogol,Donald Barthelme e Riccardo Fogli (l’ultimo era solo per vedere che faccia facevi). Il tutto, ça va sans dire, senza nulla togliere a un’originalità indiscutibile. Parliamone.
Sono felice di questi accostamenti, sicuramente non voglio né imitare né raggiungere nessuno. Forse si sente semplicemente che li ho ascoltati tanto. Nello specifico Battisti e De Gregori. A dire il vero Elliott Smith non l’ho mai sentito ma me ne parlano in tanti che dovrò farlo. I Pooh invece sono un riferimento indiscutibile (era solo per vedere se riuscivo a scriverlo). Sinceramente…chi è Donald Barthelme?..
Va beh, ti perdono Barthelme (leggere subito "Atti innaturali, pratiche immorali"). Stefano Pistolini, del Foglio, ti definisce il nuovo Battisti. Ma è matto? Non lo sa che porta sfiga? Ti senti Battisti?
Perché porta sfiga? Non farmi spaventare. Io mi sento Dente e basta (chi conosce Battisti ha capito). Sono contento che uno come lui si sia svegliato una mattina e abbia voluto scrivere quello che ha scritto e poi così ho scoperto che esiste quel giornale li.
Chi è il tuo Mogol che ti scrive frasi come: “Io per lei ho fatto finta di non capire”. E “Ho la scatola dei ricordi che esonda”?
Io non ho un Mogol. Le cose le scrivo di getto, così…come se le frasi fossero colpi di tosse che in gola non ci vogliono più stare. Non ho mai scritto canzoni a quattro mani, è un’ esperienza che mi manca. Chissà….mi piacerebbe fare l’autore.
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Dente d'estate
Che dente sei? Molare, canino, del giudizio? Lo so, è una domanda del cazzo, ma non si può non fare.
Si può, si può…
Lo sai che nelle Feltrinelli e non solo non ci sei ancora e che comunque nel caso, visto che cominci per D saresti sepolto tra file di De Andrè e De Gregori?
Io lo so sì...forse chi mi distribuisce non ha capito che ci sto bene tra De Andrè e De Gregori. Almeno io mi sentirei ben accudito. La sfiga sarebbe essere in un negozio che non divide musica italiana e straniera…potrei finire tra Deftons e Destiny’s child.
Boicottiamo la Feltrinelli?
No dai…sai quanti libri ho letto senza pagarli?...
Facciamo un’intervista di servizio: metti che voglio comprare un tuo disco e sono a Milano. Dove trovo un tuo cd? (io l'ho scaricato da emule ma preferisco farlo con i grandi che sono già pieni di soldi)
Bravo…anch’io l’ho scaricato per vedere se era vero e poi l’ho lasciato in condivisione. Comunque a Milano il disco si trova da: Hangover Viale D’Annunzio 9; Psycho Dischi Via Zamenhof 2; - Carillon Dischi, Via Felice Cavallotti 2, Monza …Se no suoni il citofono di casa mia e dici Amodente! Ti faccio salire ti offro il caffé e ti vendo il disco.
Facciamo che sono a Roma?
Facciamo che devi andare a Milano, perché nella Capitale per ora non mi distribuiscono.
Tre cantanti o gruppi italiani viventi che ascolti volentieri.
Paolo Conte, Giorgio Conte e Il Teatro degli orrori
Le nostre domande di rito: i Baustelle ti stanno sul cazzo?
No, li ho pure ringraziati sul disco. A parer mio Francesco scrive delle belle canzoni.
E vabbè. Tiziano Ferro ti piace?
No, non l’ho nemmeno ringraziato sul disco.
Male. Che amici cantanti hai? Di che cricca fai parte?
Ne conosco parecchi, ma non farò una lista…e poi l’amicizia è una cosa, la cricca è un'altra.
Un disco fatto in salotto
Che carattere, si diceva per dire. Il tuo è un disco low-fi, come si dice. Un mio amico mi fa: sembra che l'ha registrato a casa sua (il mio amico non conosce l'uso dei congiuntivi).
Il tuo amico ha l’orecchio lungo. L’ho registrato in casa, in sala per l’esattezza, con un microfono da 29.90 € e un 4 piste a cassette come preamplificatore. Se ci fosse qualcuno interessato a produrmi il prossimo come si deve, io sono disponibile. Detto tra noi, registrare in casa da solo è bellissimo anche perché non è vietato fumare come nella maggior parte degli studi di registrazione. Però basta!
Quanto ti è costato fare questo disco?
Finanziariamente parlando niente. Alla stampa ha pensato Jestrai, i soldi per il master me li ha prestati un amico (non uno della cricca) e prima o poi lo risarcirò.
La tua voce è spesso raddoppiata, se non manipolata.
Perché mi piace così, perché non è spessa e va raddoppiata, perché in quasi tutti i dischi è così, perché due è meglio di uno e tre meglio di due, perché non è venuto nessuno a farmi i cori, perché due voci creano profondità, perché sono vanitoso, perché non mi basto singolarmente, perché dei cantati non si butta via niente, perché così poi me lo chiedevano nelle interviste e non sapevo cosa rispondere.
Hai mai lavorato in vita tua?
Certo, ecco il mio curriculum: magazziniere, commesso, fotografo, salumiere, operaio, archivista, grafico, volantinista, facchino, veggente, mulettista, censore Istat. Adesso faccio il cantautore..il mestiere meno retribuito d’Italia. La mia mamma non è contenta...io si.
Ti piace la politica?
Per niente
Per chi hai votato alle ultime elezioni?
Per nessuno
Sul serio vai ancora alle Feste dell’Unità?
Per davvero .
Tre aggettivi per Silvio Banana Berlusconi
Credo che non interessi a nessuno il mio pessimo giudizio.
Ti piace Veltroni?
Fisicamente dici?
Un cantante o band italiana con cui lavoreresti volentieri?
Mina (sarà colpa di Pistolini?! )
La vedo dura. Che farai nell'estate? E' prevista una tournèe?
Ho qualche data estiva, ma una tournèe è un’altra cosa. Ad agosto resterò a Milano cercando di non evaporare. Ho intenzione di registrare dei provini per il prossimo disco e provare il concerto con una band per settembre. Poi se qualcuno ha una casa al mare che non usa e me la vuole prestare può contattarmi a info@amodente.it, oggetto della mail: dente d’estate.
Il silenzio su Jonella

Il ministro Mussi stoppa la laurea ad honorem per Jonella Ligresti (a proposito, gran nome Jonella). Tutti i giornali ne danno notizia ieri (Repubblica in modo un po' strano, vedi Mantellini), tranne il Corsera. Che invece riporta la notizia con evidenza oggi. Perché? E' successo che il Cdr di via Solferino si è insospettito e ha protestato con la direzione: Jonella Ligresti è presidente di Fondiaria Sai, che è anche un'azionista di Rcs. Errore casuale o omissione dolosa, la vigilanza democratica della redazione per una volta ha fatto il suo dovere.
Poi ti chiedi perché il Corsera appoggia Letta
Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria: "Letta è persona capace, onesta e giovane".
Il reportage di Rossella sui seni straripanti

Carlo Rossella è uno che non ce la fai a dirgli nulla. E' uno che fa dell'abbronzatura, del cilindro, dell'estetismo cialtrone la sua cifra culturale. Uno che ha buttato nel cesso la sua intelligenza, la sua cultura, per costruirsi un personaggio da dandy de noantri, da damerino forza italiota. Uno che prima faceva l'inviato di guerra e poi si è messo a far dipingere i capelli sulla nuca del Cavaliere sulla copertina di Panorama. Ecco, ieri Rossella si è fermato un po' tra via Condotti e via del Corso, a Roma, e ha lasciato cadere l'occhio sulle ragazze che passavano. La Stampa ne dà conto oggi in prima pagina: "Seni straripanti sotto le micro magliette. Ombelichi spesso emergenti da pance adipose. Fondi schiena che fanno intravedere tutto il possibile. Gambe in completo plein air, su su fin quasi all'ultimo piano. La pella di queste guerriere è in genere abbronzata o rossa di calore...". Non può mancare il tocco di americanismo rosselliano da spiaggia: "Solo a South Beach, Miami, si vede così tanta carne in giro". Rossella dice di ver visto "gruppi di seminaristi abbastanza turbati da quei corpi di donne in mostra. Sul Corso può venire il torcicollo a forza di voltarsi e di guardare". In Largo Goldoni, dice, "si respira sesso alle cinque di sera". Rossella ha fatto anche una sua personale statistica: "Rispetto allo scorso anno le zone scoperte sono aumentate". Colpa dell'effetto serra, dice.
Domani vi faccio un reportage da piazza Navona. Mi piazzo lì e controllo tutti i culi e tette che passano. Devo dire che ho già fatto un giro esplorativo e da una prima analisi le tette mi sembra che siano più proroponenti dello scorso anno e i capezzoli ben più turgidi. Vi farò sapere.
Letta e (non) approvata
Quando le notizie sono più veloci del Web: le agenzie di stampa scrivono che Enrico Letta si candida alla leadership del Partito democratico con un video sul Web. Ma sul suo sito, per ora, c'è un bel: "Il sito è in aggiornamento. A presto!"
UPDATE
Il video ora c'è e non è affatto male. Tre minuti un po' faidate, con Letta che guarda un pc sul quale scorrono delle "interviste" fatte su una nave dove ballano una musica etnica (che non pare sia la pizzica). Che se ci pensi è buffo, il tutto. Lui ogni tanto dice delle cose, non particolarmente intelligenti ma neanche particolarmente fastidiose. Nessun tono professorale, nessuna enfasi veltroniana. Un ragazzo a modo, ragionevole e pacato, come vuole la sua immagine. Il video si conclude con una risata di Letta che guarda quattro che ballano e dice: "Cominciamo bene".
Letta e Sofri, cosa resterà di quegli anni Ottanta

Oggi il Corriere della Sera fa l'endorsement di Enrico Letta, scaricando ufficialmente Walter Veltroni, e scegliendo naturalmente il cavallo sbagliato, visto che il giovane sottosegretario corre praticamente in solitaria e rischia di prendere molti meno voti persino della Rosetta Bindi. Ma tant'è: Bersani non si è presentato e Paolino Mieli si accontenta di Letta, autoproclamatosi paladino della generazione "postideologica", che poi sarebbero i poveri quarantenni degli anni '80.
Da segnalare anche il titolo bufala sui Mille, iniziativa peraltro piuttosto velleitaria e confusa: "Sofri e Scalfarotto lasciano i Mille per Walter, insulti online". Non pare proprio. Qui la risposta di Sofri e qui quella di Scalfarotto.
Partito Non Troppo Democratico
Come ci ha spiegato Andrea Carugati sull'Unità di ieri, e come lamenta Furio Colombo sull'Unità di oggi, per sfidare Veltroni alle primarie del Pd l'aspirante candidato deve schierare "una squadra minima di 125 candidati", che basteranno per essere votati in 25 collegi su 475. Facendo i conti, con le regole appena stilate dai 45, "per esistere in tutta Italia l'aspirante candidato deve mettere in campo una lista per ogni collegio, con 475 candidati, e raccogliere 50 mila firme".
Dico: 475 candidati e 50 mila firme. Chi non ha apparati di partito, un Adinolfi o Gavazzoli Schettini qualunque, ma anche un Furio Colombo, che fa? Va beh che è una farsa, ma almeno fate finta che non lo sia.
Bordone vs Mauro. Sr vs Bordone
Lettera aperta di Matteo Bordone aka Freddy Nietzsche al direttore di Repubblica Ezio Mauro. Riportiamo l'integrale: in corsivo la chiosa di Stampa rassegnata, chiosa critica ma costruttiva, nessuna polemica personale con gli apprezzabili Bordone e Mauro
"Caro Ezio Mauro, lei dirige un quotidiano che io leggo ormai da una quindicina d'anni. Per questo, come lettore affezionato (sì, rompino e lamentoso, ma affezionato) (rompino???), le scrivo per comunicarle alcune impressioni sul quotidiano in questione.
La Repubblica è il primo o il secondo quotidiano italiano (lo stesso si può dire del Corriere). Fatto sta che da qualche tempo a questa parte la Repubblica sta diventando un giornale tremendo. E questo spiace. Non so bene perché, ma spiace
...
I primi cinque punti riguardano il giornale in genere. Gli altri riguardano temi più cari alle generazioni più giovani, più o meno dalla mia (1974) in giù.
1 - C'è troppa politica e troppissima politica interna (vero, anche se c'è da dire che repubblica è nata come giornale praticamente solo di politica, senza sport spettacoli etc). In nessun altro posto al mondo ci sono fino a venti pagine di politica prima della cronaca. Lo so che ci sono intere legioni di giornalisti che si occupano di quello e lei non sa cosa fargli fare (demagogia da quattro soldi, che c'entrano i giornalisti, fare più o meno politica è una precisa linea editoriale). Lo so che è un sistema ad anello che comprende giornali, politica, editori, e/lettori e spezzare la catena non si può. Ma il direttore è lei. Veda un po' come fare. Un gesto, un tentativo: io, di sapere per filo e per segno quello che dicono i sottosegretari non ne posso più.
2 - Basta coi virgolettati inventati: il giornale ha perso credibilità anche per colpa delle frasi virgolettate che Berlusconi avrebbe detto ai suoi nella riunione riservata del tal giorno (riunione alla quale non era presente un giornalista di Repubblica, glielo dico io). (solito luogo comune dei virgolettati inventati: alla riunione non c'era un giornalista di repubblica ma c'erano diverse persone che sono pronte a riferire quello che ha detto berlusconi e che fanno un ottimo servizio al lettore raccontando quello che è successo davvero. Qualche volta i virgolettati si inventano, cosa deprecabile, ma succede non tanto in questi resoconti delle riunioni quanto nei retroscena, dove il giornalista spesso nell'ansia di immaginare il futuro, racconta il presente lasciandosi andare al verosimile. I retroscena sono la vera piaga del giornalismo politico, non le cronache delle riunioni riservate) (ma piuttosto: il problema vero sono i virgolettati veri, che spesso vengono buttati lì e non chiosati, non contestualizzati, non contestati)
3 - Basta con le immagini pixelate. Non è possibile che la qualità tipografica del giornale sia crollata così miseramente, dopo il passaggio al digitale e al colore.
4 - Raccontate storie piccole. (della serie famo vedè la ggente comune. io vorrei anche delle storie grandi, al limite no?)
5 - Le pagine della cultura non possono occuparsi sempre e solo di gente morta, di Seconda Guerra Mondiale, dell'oro di Dongo e dei manoscritti di Svevo. La cultura, quando esiste, è fatta di roba che succede qui e ora, non di palleggi tra docenti e intellettuali sull'attualità dei Malavoglia (rilievo a dir la verità da rivolgersi più al Corriere che a Repubblica. Che poi è abbastanza vero. Epperò la gente morta è sempre piuttosto interessante. Si sente qui un retrogusto di scontro generazionale: parlate dei trentenni che fanno i blogghe e altre cose vive e non di quelli che non contano più un cazzo).
6 - Internet non è il paese delle meraviglie (verissimo). Basta con i titoloni, basta con le rivoluzioni tecnologiche capite male e raccontate peggio. Ci vuole un approccio più sereno, quello che si ha nei confronti di ciò che si conosce e non si teme. E già che ci siamo, Ezio, si fidi: Second Life è palla al piede (stravero). Dica ai suoi di piantarla. Internet però non è nemmeno l'inferno. Se il suo giornale evitasse di rilanciare ogni dieci giorni allarmi inconsistenti su hacker, truffatori e pedofili online, forse sarebbe meglio per la serietà del giornale e per il rapporto tra i lettori e la tecnologia. (vero, troppo allarmismo ingiustificato. Detto questo il fenomeno della pedofilia è stato particolarmente favorito da internet, come ognuno vede. il che non vuol dire che bisogna fare una battaglia contro internet tout court, ma non mi pare il caso di repubblica)
7 - Repubblica.it fa letteralmente schifo (questo pare un po' ingeneroso). È un'accozzaglia di roba, milioni di link che non interessano a nessuno, album fotografici di ballerine nude (solito moralismo, echi di giuliano chador amato entusiasta dell'islamismo che ha portato un po' di sano rispetto della donna coprendo i loro corpi peccaminosi) accanto ai morti in un attentato (è la vita, pare), refusi come se piovesse, accorpamenti di notizie fuorvianti e allarmistici, atmosfera goliardica diffusa (non pare). Faccia qualcosa (piuttosto faccia un uso più appropriato della rete, inserisca con link visibili documenti originali sui quali si possano avere riscontri. Prendiamo il referendum, le pensioni, il caso Speciale: non si può costruire un vademecum da linkare insieme alla novità del giorno in modo da farmi capire, all'ennesima puntata, di cosa stiamo parlando? Perché Internet è multimedialità ma è anche rimandi. Servirebbe una wikipedia dell'informazione, aggiornata in tempo reale da giornalisti e visibile in ogni momento) (e poi, a proposito di sito: non si può dare più visibilità e omogeneità a repubblica tv, che non si capisce mai bene cosa faccia?)
8 - La televisione è importante. Non basta lo spazietto di Dipollina. I programmi vanno visti, raccontati, giudicati, criticati, anche al di fuori delle polemiche sulle soubrette o sul CDA RAI (questa è buona, i giornali dovrebbero parlare di più di tv e fare più recensioni dei programmi. mah).
9 - I videogiochi non sono il male. Non potete parlarne solo quando qualcuno li vuole vietare perché troppo violenti, o quando uno del Kentucky fa il record e poi spara alla nonna (ma se fanno pompini a raffica a ps2 3 e simili..).
10 - Per finire, i boxini su come parlano o come si vestono i giovani, si potrebbero abolire per favore? Li fate da quando andavo al liceo e non ci avete mai preso. Sono sempre stati goffi, fuori tempo, vagamente austro-ungarici nell'indicare i costumi curiosi di quella insolita specie che alcuni chiamano ragazzi. (giustissimo. anche se poi i ggiovani fanno la caricatura di loro stessi facendosi la correntina dei giovani del pd, reclamando più spazio in quanto ggiovani etc. e allora se li meritano i boxini così)
PS - Michele Serra va benissimo. Lo lasci dov'è. (verissimo, moralismo ottocentesco a parte, rimane uno dei migliori)"
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