Stampa rassegnata 2.0

mercoledì, 28 febbraio 2007

Prodi sull'orlo del baratro

Il punto alle 17.55 è questo: il governo è appeso al senador Pallaro. Perché le ultime da Andreotti dicono che, parola sua, o si astiene o non partecipa al voto. Dunque i favorevoli attualmente sono 157 più 5 senatori a vita. Il quorum è 161, ma è sempre più insistente la voce che Prodi non accetterebbe di avere una maggioranza con i senatori a vita: vuole 158 voti puliti, la cosiddetta maggioranza politica, altrimenti se ne va. Per questo è fondamentale Pallaro. Che però è in ottimi rapporti con Andreotti. Tra le incognite la presenza in aula o meno dei due, che farebbe cambiare il quorum. Ultima risorsa, qualche cambio di casacca dell'ultima ora.
Fra poco sapremo:
alle 18 parla Romano Prodi
alle 21 si vota
dopo le 22 i risultati

UPDATE

20.36 Pallaro ha detto sì, la maggioranza politica (158 + 4 senatori a vita=162) è raggiunta, il governo è salvo


scritto da: loconews alle ore 16:54 | link | commenti
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POSTA RASSEGNATA

"Il Banana e il Narcolettico: ghe pensi mì"

Un pregevole scenario di fantapolitica, ma non troppo, disegnato da Cippa Lippa. E' un po' lungo, ma vale la pena leggerlo

"Cara Stampa Rassegnata

Facciamo un passo indietro, diciamo a febbraio o marzo del 2006. Quando Elidio De Paoli, leader della Lega per l’Autonomia alleanza lombarda, decide di schierarsi con la Casa delle libertà piuttosto che con l’Unione spostando i suoi 44.580 voti incassati alla Camera dalle parti del centrodestra. In questo mondo parallelo - dove Berlusconi piuttosto che “Cavaliere” è affettuosamente chiamato “Banana” e Prodi, altrettanto affettuosamente, non è “Professore” ma “Narcolettico” – la Cdl vince le elezioni per meno di 19mila voti. E resta al governo.
Con un voto di vantaggio al Senato, perché la “porcata” del Calderoli è quel che è, e con il centrosinistra che grida ai brogli. Al punto che l’inchiesta dell’autorevolissimo direttore di Diario Enrico Deaglio viene accompagnata da manifestazioni di piazza in tutte le città italiane. Si grida al golpe, all’attentato alla democrazia e alcuni importanti esponenti dei Ds chiedono addirittura l’intervento dei caschi blu dell’Onu. Anche la satira non parla d’altro, mentre l’Economist dedica la copertina al Banana con un titolo eloquente: The italian job. Mentre i sindacati sfilano e i no global mettono a ferro e fuoco il centro di Roma minacciando la resistenza partigiana, sale al Quirinale Gianni Letta, eletto con i voti del centrodestra più l’Udeur e con l’astensione di Margherita e Ds, mentre la sinistra radicale decide di votare contro. Presidente della Camera è ancora Casini (Fini si guarda bene dal lasciargli la Farnesina), mentre sullo scranno più prestigioso del Senato siede Pisanu, che incassa anche il gradimento di Rutelli.
Il governo, però, naviga a vista. Costretto a fare sempre i conti con i risicatissimi numeri di Palazzo Madama. Dove l’attività legislativa è sostanzialmente ferma, anche perché se c’è un voto di maggioranza in Aula in molte commissioni il centrodestra è addirittura in minoranza. Un editoriale del Corriere della Sera mette il dito nella piaga. “Il Paese è fermo e l’economia ristagna. Per la prima volta nella storia repubblicana il Parlamento è paralizzato e la Finanziaria viene approvata con il voto decisivo dei senatori a vita. Che sì sono illustri personalità della nostra storia e della nostra cultura, ma certo non possono rappresentare la volontà del Paese in un sistema ormai bipolare da oltre dieci anni. Bene avrebbe fatto Banana – scrive un indignato Mieli dopo il via libera alla manovra – ad accettare la proposta di larghe intese avanzata il giorno dopo il voto dal Narcolettico”. In quello stesso giorno, su Repubblica Scalfari spiega in un breve e sintetico commento che l’arresto di una decina di sindacalisti della Cgil accusati di far parte delle Nuove Brigate rosse è solo fumo negli occhi per distrarre l’attenzione. “Le Br – spiega parafrasando un lungimirante editoriale degli anni Settanta a firma Bocca – sono molto più nere che rosse”.
Si tira avanti così. Fino al prevedibile scivolone al Senato. Il governo ha otto mesi di vita e Banana – non l’abbiamo detto, ma ovviamente fa il presidente del Consiglio – riferisce in Aula sulla politica estera. All’appello, però, manca il senatore Follini – impegnato ad andare a prendere la figlia a scuola – mentre i senatori a vita Pininfarina e Andreotti decidono a sorpresa di astenersi. Il primo, per dare un segnale forte dei malumori di Confindustria, il secondo per far capire al premier che anche Geronzi vuole la sua parte. Banana lascia il Senato al grido “dimissioni, dimissioni” ed è costretto a salire al Quirinale. La stampa internazionale è impietosa. Il Financial Times pubblica una foto in primissimo piano del Banana con un titolo a caratteri cubitali: The arrogance. “Bene avrebbe fatto – si legge nell’editoriale all’interno – ad accettare subito l’offerta del Narcolettico. Che sarebbe finita così era scontato”. La grande stampa italiana, invece, si concentra sui senatori a vita, che hanno votato secondo coscienza e che non possono essere certo criticati per le loro scelte. Ciampi – intervistato dall’Espresso - lo dice chiaro: “Non siamo senatori di serie B”. Nei giorni della crisi, però, c’è da segnalare anche uno sgradevole episodio di cronaca, perché a Roma Follini viene aggredito da un tassista che gli affibbia un diritto sul naso. L’aggressore è iscritto a An e lo sdegno dei media è legittimo. “Aggressione fascista”, titola in prima pagina l’Unità. Mentre un passante tra la due e la tre del Corriere della Sera è sufficiente a Stella per ricordare ai lettori che “i fascisti in verità non sono mai usciti dalle fogne” e che il partito “non è certo l’immagine che ne dà Fini quanto quella che ne dà La Russa”.
Conti alla mano, Banana decide di tirare dritto e vuole tornare al Senato per il redde rationem. Può godere del sostegno di Mastella che – intervistato dal Giornale – dice di voler appoggiare il governo per “lavorare a un nuovo centrodestra”. Il Paese è in subbuglio, il popolo della sinistra invade le piazze. El Pais attacca “l’italica usanza di fare del trasformismo un arte”. Editoriale durissimo di Mauro su Repubblica: “D’altra parte in Italia ancora non siamo riusciti a sapere se nel referendum del ’48 vinse la democrazia o la repubblica, perché dovremmo sapere da che parte sta Mastella”. Banana, però, non si scompone. Convoca tutti i leader di partito insieme a Bruno Vespa e in diretta con Porta a Porta stila i suoi dodici punti. L’ultimo recita: “In caso di insanabili divergenza interne alla maggioranza di governo, ghe pensi mì”. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Corriere, Repubblica e Stampa azzeccano per caso la stessa apertura e titolano a nove colonne: Torna Mussolini!. Con sfumature varie: il Corriere non ci mette l’esclamativo, mentre la Stampa usa per cautela l’interrogativo. La piazza, ormai, freme. E mentre la Commissione Europea invia un monito formale, Banana tira sempre più dritto. Letta, dopo 46 ore di crisi e il girotondo di consultazioni, fa finta di credere che il governo abbia la maggioranza politica (senza senatori a vita) e lo rimanda alle Camere. Si inizierà dal Senato, con un giorno di ritardo sul tabellino di marcia perché Cossiga ha una conferenza a Dubai con tanto di gettone di presenza. Anzi no. Si inizierà secondo calendario, perché Cossiga è tornato dagli Emirati Arabi e nonostante l’età promette di reggere al jet leg.

Cari saluti"

Cippa Lippa


scritto da: loconews alle ore 01:04 | link | commenti (4)
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lunedì, 26 febbraio 2007

ANALISI RASSEGNATE

Tre perché per una crisi

BERLUSCONI
Del perché Berlusconi non ha chiesto con forza le elezioni
Ci si è chiesti perché Berlusconi non abbia chiesto con forza da subito le elezioni. Una risposta, di cui si parla molto negli ambienti di Forza Italia, è che nel dodecalogo mancano due punti particolarmente sgraditi a Berlusconi: non i Dico, ma la legge sul conflitto d'interesse e il ddl Gentiloni. Il primo dei quali, per la prima volta, è stato recentemente calendarizzato in Aula. Insomma Berlusconi è stato rassicurato e le priorità del programma dell'Unione sono finite nel cassetto.

CAPEZZONE

Del perché Capezzone è inaffidabile come Turigliatto
Ma perché se due esponenti della sinistra radicale non votano, si grida al golpe comunista e si accusa la sinistra radicale di irresponsabilità e se invece il presidente della Commissione attività produttive, il radicale Daniele Capezzone si astiene nessuno (a parte la Bonino) dice nulla? Certo, al Senato l'astensione vale voto contrario e magari se fosse stato lì Capezzone avrebbe votato sì, ma un atteggiamento del genere non pare particolarmente rassicurante né corretto.

D'ALEMA
Del perché D'Alema questa volta ha ragione
Nell'intervista di sabato al Riformista ha aperto al modello tedesco per la legge elettorale. Il senso è questo: riprendere il progetto della  fallimentare Bicamerale, attraverso la quale voleva fare una legge elettorale con Berlusconi, e farlo questa volta con un soggetto più presentabile, l'Udc (e magari la Lega, che è sullo stesso modello). Considerando che la legge elettorale è la priorità e che il centrosinistra non se la può fare da sola, mi pare l'unica soluzione praticabile attualmente, o quasi.


scritto da: loconews alle ore 19:42 | link | commenti
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BORSINO DEL GOVERNO

Ora 18.50, il punto sulla fiducia

Fiducia al governo, mercoledì sera si vota al Senato.

1 Alle 18.50, Andreotti e Pininfarina sembrano orientati verso il sì: quindi il governo ha
164 voti, tre più del quorum, che è di 161. 
2 Gli incerti sono ancora due: Pullaro e Turigliatto
3 Sembrano stabilmente attestati per il no: Cossiga  e
De Gregorio
4 Se gli incerti votano no, la maggioranza esiste solo grazie al voto dei senatori a vita (che sono sette: sei votano a favore, dunque 164 meno 6 fa 158, che sono tre voti meno del quorum)
Se avete dubbi chiedete: fanno cinque cent a domanda.


scritto da: loconews alle ore 17:53 | link | commenti (1)
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Il governo sta morendo. E anch'io non mi sento tanto bene

Sergio De Gregorio ha una colica renale: è ricoverato alla Nunziatella, ma dice che si farà portare a votare (no) anche in barella. Oscar Luigi Scalfaro ha la febbre a 39.9, ma dice che forse ce la fa. Sergio Pininfarina lo tengono insieme con la coccoina e gli fanno firmare fiancate d'automobili per lusingarlo. Francesco Cossiga ha i soliti disturbi bipolari e di ciclotimia, ma si confida nella giusta dose di litio. Giulio Andreotti avrebbe l'emicrania ma ci sono due massaggiatrici coreane che gli fanno lo shiatsu tutte le mattine e gli sussurrano dolcemente che "i Dico non esistono". Emilio Colombo è più pimpante che mai, ma l'effetto dura poco. Luigi Pallaro sta in Uruguay, ha seri problemi con le linee telefoniche, ed è affetto da labirintite politica. La più sana parrebbe la Rita Levi Montalcini che, dall'alto dei suoi 98 anni (98!) si è fatta un giretto a Dubai a vedere che aria tira e dovrebbe essere in aula in tutto il suo lucente splendore.
Mercoledì sera c'è il voto alla Senato. Servirebbe un'iniezione di fiducia e magari anche di insulina. Ma se cadesse questo governo geriatrico, questo governo tenuto insieme dai ricatti e dalle manovre, se si andasse al voto adesso, in modo limpido, chi ha votato centrosinistra si sentirebbe più sollevato e sereno e onesto.


scritto da: loconews alle ore 11:55 | link | commenti (3)
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domenica, 25 febbraio 2007

Manituana, il romanzo con la password

Il nuovo romanzo di Wu Ming
Il romanzo ancora non c'è. O meglio c'è già, ma ci vuole la password. E' Manituana, il nuovo progetto di Wu Ming, romanzo che uscirà per Einaudi Stile Libero il 20 marzo, ma che nel frattempo è già esplorabile in un sito, aperto il 20 febbraio, che  offre anche la colonna sonora (!) del libro, nonché la mappa dei luoghi via Google Earth, il trailer e alcuni racconti "prolegomeni". Quando il libro sarà uscito, attraverso una password (che si scopre leggendolo) si accederà a un secondo livello per andare oltre e navigare con gli autori.
Mah, le cose sono due: o è una novità straordinaria destinata a incidere sulla letteratura come l'abbiamo concepita finora, oppure è una boiata pazzesca, una bella trovata promozionale a fini di hype, come dicono quelli che non sanno le lingue.
Ne scrive anche:
Candidblack


scritto da: loconews alle ore 23:19 | link | commenti (2)
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sabato, 24 febbraio 2007

Binetti ringrazia Di(c)o e Socci beatifica Calabresi


La senatrice dell'Ulivo Paola Binetti e Dio, in un'immagine di repertorio

"La fine dei Dico? Merito di Dio".  
Gira la ruota, esce la C. La senatrice dell'Ulivo Paola Binetti,  attraverso la Stampa, cortesemente ringrazia "il padreterno, perché solo da lui poteva giungere una mano così inaspettata". Da lui e un po' anche dall'astenuto Giulietto Belzebù Andreotti, che da sempre mantiene stretti contatti d'affari con il Signore.  Il quale Signore pare abbia trovato staccato il cellulare di Follini, visto che l'harry potter della politica nostrana mentre percorreva la via per Damasco, ha deviato all'improvviso verso piazza Santi Apostoli. La dottrina cattolica, santissima, contempla opportunamente il pentimento e magari un giorno se ne avvarrà anche Follini, tornando a pascolare nel gregge del Cavaliere
Chissà, ci potrebbe scappare pure una beatificazione, se è vero che, e se ne stupisce pure la moglie, sta per essere avviata la pratica per il commissario Luigi Calabresi. Una figura esemplare del normotipo italico: tentò due volte di farsi prete, poi optò per la polizia, fu alle prese con un innocente precipitato dalla finestra per un "malore attivo" e poi, dopo un orrendo linciaggio morale di Lc, venne trucidato per vendetta e santificato dalla destra. Scrive su Libero Antonio Socci, penna di Dio: "E' emblematico che la notizia sia uscita ieri mentre andava in scena l'avvilente sceneggiata della Sinistra per tenere le sue poltrone". Decisamente emblematico. L'unico problema sulla via della beatificazione ora è la necessità che "sia testimoniata l'esistenza di un miracolo attribuibile alla sua intercessione".
Ma un miracolo si trova, basta cercare bene.


scritto da: loconews alle ore 17:25 | link | commenti
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venerdì, 23 febbraio 2007

Espresso, ma non troppo

Aprire l'Espresso, con la copertina Missione impossibile, dedicata a Prodi, e trovare un pezzo che racconta "gli scenari di crisi". Mah. E quando l'avrà scritto 'sto pezzo il buon Edmondo Berselli? Se va bene, giovedì pomeriggio. E che senso ha leggerlo ora? Nessuno, con ogni evidenza. I quotidiani sono già usciti con paginate di approfondimenti, i giornali online ne hanno parlato in tempo reale, i blog pure, in abbondanza, compreso questo. Andiamo a  pagina 162 ed ecco il consueto pezzo sui politici in rete. Il ritardo cronico dei nostri, Gentiloni, Di Pietro. Sbadiglio. C'è Grillini che ha deciso di mandare messaggini, c'è GuruGrillo che fa il gradasso profetico come al solito: "Quando dico chiocciola, i nostri politici mi dicono con due c?". Fastidio. Poi lo sfogli ancora un po' e a pag 42 trovi un servizio su Wikinomics e la scoperta del Web da parte del capitalismo. Eh sì, pare l'abbia scoperto. A pagina 161 ci sono Obama e Le Pen, in quella roba che si chiama Second Life. Ah sì? A pag 176 c'è la "tribu Me Tube", perché pare ci sia una cosa che si chiama My Space. Ma va? Alla fine, uno si chiede: ma che cavolo l'ho comprato a fare? Non c'è neanche un Fabrizio Gatti infiltrato nei cessi di Palazzo Madama nei panni di un commesso a spiegarmi che sta succedendo. L'unica cosa decente è l'intervista a Capezzone. Povero ragazzo, ha perso dieci chili per lo sciopero della fame. Stefania Rossini, perfida, scrive: "E' evidente che è figlio unico".

Ps Non per farsi i complimenti da soli, ma a proposito di giornalismo che invecchia in fretta, a pagina 19 c'è l'articolo "riservato", che racconta in assoluta anteprima un gustoso retroscena: uno schiaffo dato da Roberta Angelilli a Romano La Russa. Ma dove l'ho già sentita? Ah già, qui, in un post del 16 febbraio.


scritto da: loconews alle ore 20:31 | link | commenti
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ANALISI RASSEGNATE

Prodi, ma ne vale la pena?


Infografica sulle prospettive
politiche del governo Prodi,
realizzata da quel visionario
straordinario che fu Luigi Russolo

E ora che succede? Succede che c'è in corso una bella compravendita di senatori per assicurare una maggioranza stabile che non dipenda dai malanni di Scalfaro e dalle ubbie di Pallaro. Succede che Prodi alla fine potrebbe riuscire a raccattarne qualcuno. Per esempio Follini, che è da solo al Senato ma avrebbe un pacchetto nell'Udc; magari Lombardo e i suoi, anche se Berlusconi gli ha già offerti Ponti d'oro a Messina, e non solo. Succede che ci si riprova stancamente, eliminando i Dico sgraditi al Vaticano, facendo un po' di spazio al centro, dando un buffetto a sinistra, facendo la voce grossa in giro, mentre Napolitano scuote la testa e vuole una maggioranza forte, che non si regga su due personaggi equivoci pronti a vendersi o qualche senatore a vita incartapecorito. L'alternativa è Berlusconi, anche se Fini non vuole un altro governo con lui e quindi preferirebbe, con Casini, le larghe intese. Ma le larghe intese per far che? La legge elettorale sulla quale hanno tutti idee anni luce distanti? Un governo istituzionale? E che ce ne facciamo? Allora ci sarebbe da tornare alle urne, sapendo che il centrodestra è in grande vantaggio. E che una volta al governo non riuscirebbe a governare. E allora? Allora resta il paradosso di un paese nel quale l'unico modo per salvare l'anima è ucciderla, è andare a braccetto con i mastella e i pallaro, ingrassare il mercato delle vacche oppure mollare tutto, tornare sull'Aventino della purezza sterile e rassegnarsi a fare lo scrutatore non votante, che "seduto in chiesa alla domenica, si mette apposta un po' in disparte, per dissentire dalla predica".   


scritto da: loconews alle ore 11:57 | link | commenti (1)
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giovedì, 22 febbraio 2007

INDISCREZIONI RASSEGNATE

Palazzo Grazioli, Vespa torna a ronzare 

Accade che dopo la débâcle del governo, Palazzo Grazioli, sede di Forza Italia, possa finalmente tornare ai vecchi fasti. Con un vertice in pompa magna a una mezz'ora dal fattaccio e un via vai di auto blu e telecamere. Nella sede si vedono Fini, Ronchi, Calderoli, Maroni, Rotondi, Nucara, Pisanu, Tremonti, Scajola, Bondi, Schifani e via andando. Manca solo Casini, che prova ancora a ballare da solo. In compenso, per alcune ore al vertice di via del Plebiscito prende parte pure Bruno Vespa. Pronto, evidentemente ad aggiustare il tiro...


scritto da: loconews alle ore 17:04 | link | commenti
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"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini

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Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08

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