La gente di Macherio
Comunque già non se ne può più. Sul sito del Corsera ci sono i pareri di Rodotà, due audio con Latella e Bernardini De Pace, un articolessa di Stella, una fotostoria, il video "Parla la gente di Macherio", una rassegna dei siti stranieri, un sondaggio diviso per uomini e donne. Sul sito di Repubblica sparano fotostory, immagini, commenti dei lettori e dei militanti e, dulcis in fundo, l'audio di Cacciari (Cacciari, diomio, quello che Silvio disse non è vero che piace a Veronica, quello che insomma, diomio). Stamparassegnata sta cercando i pareri di Gigi Marzullo, Gigi di Marzio e Gigi Riva (sì, ho scelto come criterio il Gigi e allora?). Ah, nel frattempo è arrivata la lettera di scuse di Berlusconi. Ahi, bisogna richiamare Latella, De Pace, Stella, Cacciari...
L'ira di Veronica: solidali con Silvio, anzi no

Però ora che Veronica Lario, moglie del simbolo vivente del gagà italiano, del pappagallo, del galante sbracato e volgare, moglie di uno che ha nel cellulare il numero della Yespica, di uno che ha una corte che neanche Mao, di uno che lo sanno tutti, la moglie di un uomo politico che da una vita ha scelto come regola comunicativa, a torto o a ragione, lo scherzo becero, la barzelletta sporca, l'allusione greve, la sgomitata ammiccante, la convivialità pecoreccia, la moglie di uno con il sorriso da squalo che impunemente corteggia pubblicamente le donne politiche straniere creando incidenti diplomatici. Insomma, che la moglie di un personaggio del genere se ne esca pubblicamente all'improvviso su Repubblica, dopo anni di silenzio, sputtanandolo per una delle sue mille battute, e si senta "lesa nella sua dignità di donna" e chieda "pubbliche scuse", beh, pare piuttosto ridicolo. E il fatto che tiri in ballo i suoi figli anche un tantino "talebano". E il fatto che lo faccia sul giornale nemico, Repubblica, anche peggio. Verrebbe voglia di solidarizzare con Silvio, se non fosse che nella sostanza, non nella forma, Veronica ha ragione. E se non fosse che da questa vicenda il Cavaliere rischia di trarne altra pubblicità gratuita, altro apprezzamento solidale dal maschio italico, altro gradimento dalla donna italica complice della sottomissione, del trivio, della volgarità.
D'Alema tira una badilata a Veltroni


Mentre il Corsera era tutto occupato a promuovere i Volenterosi di Rossi e Capezzone, neanche fossero l'esercito della salvezza, Repubblica scodellava una nuova puntata dello faida in famiglia D'Alema- Veltroni. Mai come stavolta Baffino, intervistato da Massimo Giannini, si dimostra velenoso come una serpe verso il suo collega-nemico. Alla domanda, "rimbalza sempre più forte il nome di Veltroni: c'è davvero lui dopo Prodi?", si vedono distintamente sulla pagina gli sbuffi di fumo. Ed ecco la risposta, in puro stile sovietico-mafioso: "Senta, siamo all'inizio del 2007. Mancano quattro anni al 2001. Veltroni è una personalità importante della sinistra e del futuro partito democratico. E' portatore di innovazione politica e culturale. Ma non vorrei che, con certe campagne, gli si facesse del male". Nel caso non fosse abbastanza chiaro l'avvertimento, tirati da parte o ti faccio a pezzi, D'Alema aggiunge un'altra cazzuolata di cemento: "Essere messi in corsa, con una campagna di cui, non ho dubbi, Walter non è responsabile ma vittima, per un incarico che si renderà disponibile tra quattro anni: questa è una condizione di enorme rischio. A meno che non lo si metta in corsa proprio con l'obiettivo di creare problemi al governo attuale". In pratica, Baffino accusa Veltroni di voler fare cadere Prodi. E D'Alema non ci pensa proprio a cambiare argomento: "Io parto dall'idea che questo governo duri. E sono sicuro che Veltroni, uomo saggio, ne è altrettanto convinto. Nessuno fa guerre preventive contro di lui, sia chiaro. Ma se oggi si raffreddano gli animi, è meglio per tutti". Fossi Veltroni, sentirei freddo al schiena. Ma il Walter sarà pure buonista però non è da meno di Baffino. E così, ecco la risposta in agenzia: "Meno mi si tira in ballo, meglio è".
POSTA RASSEGNATA
"Pasolini e i Pacs"
"Cara Stampa Rassegnata, giacché ormai sei l’ultimo editore libero ti mando qualche riga di Ppp che secondo me, in tempi di dibattito sui pacs, ci sta bene.
Pasolini (da "Gennariello"): "Io sono come un negro in una società razzista che ha voluto gratificarsi di uno spirito tollerante. Sono, cioè, un tollerato. La tolleranza, sappilo, è solo e sempre puramente nominale. Non conosco un solo esempio o caso di tolleranza reale. E questo perché una “tolleranza reale” sarebbe una contraddizione in termini. Il fatto che si “tolleri” qualcuno è lo stesso che lo si “condanni”. La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata. (…)
Nessuna maggioranza potrà mai abolire dalla propria coscienza il sentimento della “diversità” delle minoranze. L’avrà sempre, eternamente, fatalmente, presente. Quindi – certo – il negro potrà essere negro, cioè potrà vivere liberamente la propria diversità, anche fuori – certo - dal ghetto fisico, materiale che, in tempi di repressione, gli era stato assegnato. Tuttavia la figura mentale del ghetto sopravvive invincibile. Il negro sarà libero, potrà vivere nominalmente senza ostacoli la sua diversità eccetera eccetera, ma egli resterà sempre dentro un “ghetto mentale”, e guai se uscirà di lì. Egli può uscire di lì solo a patto di adottare l’angolo visuale e la mentalità di chi vive fuori dal ghetto, cioè della maggioranza".
Saluti Gonzales".
Caro Gonzales, grazie per le belle parole, anche se per essere davvero liberi bisognerebbe essere morti, condizione alla quale per il momento non aspiro. E grazie anche per Ppp, troppo spesso tollerato, anche oggi.
ESCLUSIVO!
L'inchiesta choc di Repubblica: "Io, nella morsa del traffico"

Paolo bum bum Berlizzi travestito da motociclista
Ennesima, straordinaria, inchiesta della stampa italiana, che mai come in questi giorni sta dando il meglio di se stessa. Dopo Fabrizio Gatti - che si è travestito da imam, calzolaio, casalinga di Voghera, portantino d'ospedale e infine nella migliore delle esibizioni, da giornalista dell'Espresso - dopo Attilio Bolzoni che si è intrufolato in tribunale, rischiando tra l'altro la leptospirosi, Stampa Rassegnata è in grado di svelare l'ultimo scoop di Repubblica. Grazie a un sofisticato sistema di software siamo entrati nel sistema editoriale del quotidiano di largo Fochetti o di via Cristoforo Colombo - ancora non si è capito - abbiamo carpito il reportage-choc del supereroe Paolo Bum Bum Berlizzi, che il quotidiano proporrà ai suoi lettori domani. Il titolo è: "Io nell'inferno del traffico romano". Il catenaccio: "Un nostro cronista si è travestito da motociclista per una settimana. Parcheggi in doppia fila, gente in divieto di sosta, pazzi in contromano nei vicoli di trastevere, motorini ovunque. Ecco il racconto del suo agghiacciante viaggio".
Nelle quattro pagine che Repubblica dedica allo scoop del suo cronista - che per meglio celare la sua identità ha messo anche "un cappello con visiera blu, tipo baseball e un cerotto sotto lo zigomo" - sono riportate anche le "agghiaccianti immagini" raccolte sul campo. Alla fine il risultato dell'inchiesta è incontrovertibile: il Lungotevere, alle otto e mezza del mattino e alle 13, insomma, all'ora di punta, è drammaticamente intasato. A corredo dell'articolo d'apertura c'è un box che racconta il momento di massima tensione dell'inchiesta: quando un camionista inferocito, incagliato tra due vicoli troppo stretti, ha quasi riconosciuto il cronista il quale se l'è cavata simulando l'accento inglese. C'è anche un fondo dal titolo "Per chi suona il clacson", ma Stampa Rassegnata non se l'è sentita di leggerlo. La pagina successiva, apre con il commento del Ministro ai lavori pubblici: "E' uno scandalo, chiederò a Mastella di far aprire un'inchiesta".
ULTIMA ORA
Clamoroso, Repubblica scopre un incredibile falso e punisce Paolo Bum Bum Berlizzi, che dovrà travestirsi da idraulico polacco per i prossimi sei mesi. L'arguta direzione ha messo a segno un colpaccio, sgamando l'infame manovra del cronista, che cercava lo scoop. Dopo attenta indagine, si è scoperto che ieri a Roma c'era il blocco del traffico e una serie di interviste realizzate all'uopo da Fabrizio Gatti travestito da vigile hanno evidenziato la mancanza assoluta di ingorghi e serpentoni d'auto. Messo di fronte alle sue contraddizioni il Bum Bum è crollato come un maritozzo senza panna e ha confessato in lacrime. Francesco Merlo (vedi commento) ha prontamente cambiato titolo all'editoriale: "Quel semaforo finalmente verde"
Scalfari, Prodi e la testa a ferro da stiro


Eugenio Scalfari (Krancic) e Romano Prodi
Dice che Prodi c'ha la testa dura. Più dura di Zidane. Dice che lo si capisce dalla forma: "Sembra un ferro da stiro o il muso di un'escavatrice". Poi dice altre cose, ma mi sono fermato qui. Perché dovevo fare delle riflessioni. Su quando la sera andava in via Veneto. Su quando scriveva della razza padrona. E di De Mita. E poi di lui e, in subordine, di Dio. E poi, niente. Tutto d'un tratto, il ferro da stiro, l'escavatrice, Zidane.
Il Corsera scivola su Kerry (e Capezzone ci casca)
Leggi il giornale per ore e, disappunto, ti accorgi che è quello di ieri. Capita. "Tze, tutti uguali 'sti giornali". Stavolta però mi sembrava un po' troppo. Per un po' ho pensato che era tempo di prendere appuntamento con quello specialista. Perché sul Corsera di ieri c’era Kerry che "mostrava il volto protezionista dei democratici". C’era Kerry che otteneva l’ovazione della Convention. C’era il suo vice Edwards. C’era una nota analista, Carly Fiorina, che però da tempo è stata licenziata con ignominia da Hp. Insomma, strano. Poi ascolto la rassegna stampa di Capezzone che, tutto compunto, mi legge l’articolo su Kerry, sottolineandone alcuni passaggi. Poi oggi guardo il Corsera, nelle lettere, e l’ultima dice, in piccolo, come la clausola vessatoria di una polizza, che sì, per un “inconveniente tecnico” è uscito un articolo che era già uscito. Ah, ben, non male. Pare che l'autore Massimo Gaggi, non l'abbia presa bene. E che alcuni editori stiano riflettendo su quanto si potrebbe risparmiare ripubblicando articoli vecchi e sepolti. Ah, oggi un titolo del Corsera recita: "Attacco dei vescovi: i Pacs scardinano la famiglia". Dove l'ho già sentito?
Albano: "La mia vita nel gulag"



Dopo Fred Bongusto, Pupo e Memo Remigi, quest'ultimo reduce da una trionfale esibizione al congresso della Lega nord, ora esce allo scoperto Albano Carrisi, elogiatissimo anche dal Secolo d'Italia per la sua vibrante autobiografia. Il grande artista - che negli anni '60 partecipò al tour italiano dei Rolling Stones e poi ci regalò "Felicità" devastandoci la giovinezza - racconta la sua vita di stenti, nel fortino di Cellino San Marco assediato dai comunisti. In quell'Italia che era come un gigantesco gulag, il povero Albano ha fatto una fatica tremenda a far emergere la sua arte non socialista. Albano spiega con toni accorati di essere stato a lungo ghettizzato, perché lui mica era "un opportunista come Modugno e Paoli". L'artista nega con fierezza di essere di destra e in omaggio alla sua vocazione nazionalpopolare, chiarisce la portata del suo pensiero politico, lontani anni luce dall'opportunismo di Modugno e Paoli: "Mi piacciono ugualmente Berlusconi e Veltroni, D'Alema e Fini. E non mi date del qualunquista: credo nella bravura degli uomini".
Un brano dell'intervista al Corriere di oggi: "Negli anni '70 ho vissuto l'ostracismo del Pci, che credeva fossi il pupillo di Andreotti. Era vero? No, anche se penso che lui sia un genio assoluto. La verità è che non ho mai voluto far parte di una conventicola. Figuriamoci quella roba là. Le Br mi avevano perfino messo nel loro elenco di possibili bersagli. Perché? E che ne so, forse perché avevo sposato Romina, che era un'americana..."
Un brano dal sito (imperdibile): "La vita artistica di Albano Carrisi è profondamente impregnata di fede. Illuminanti, sul piano personale, sono stati gli incontri con Sua Santità Giovanni Paolo II, al cospetto del quale il cantante si è esibito diverse volte. Particolarmente vivo, in lui, è anche il ricordo di Padre Pio, conosciuto negli anni Cinquanta".
Mastella, una legge contro le cazzate

(foto da girodivite)
Certo, non sarebbe male una legge che vietasse di dire cazzate. Sei il leader di Forza Italia e dici che sei di sinistra? In galera. Sei il candidato sindaco di Genova e dici che i martiti di Tien an men sono solo dei "poveretti che volevano la Coca cola?". Al gabbio. Sei un giornalista e scrivi cazzate sui blog? In prigione (e che ti serva da lezione). Sei Mastella, fai una legge liberticida e dici che non è una legge d'opinione? Bagno penale, ergastolo, lavori forzati. E invece, non mi stancherò mai di ripeterlo, le cose sono sempre un po' più complicate di quello che sembrano. E così Mastella prima ha provato a fare una legge che punisse chi nega la shoah, poi ha riprodotto l'abrogata legge Mancino, punendo con quattro anni di carcere chi istiga a commettere atti contro l'umanità o ne fa l'apoligia, chi diffonde idee sulla superiorità di una razza e chi commette o incita a commettere atti di discriminazione razziale, etnica o religiosa. Bel colpo. Che sia una cazzata lo spiega bene Stefano Rodotà, su Repubblica. Ma Pigi Battista non si lascia sfuggire l'occasione per un altro dei suoi equilibratissimi editoriali. E subito coglie l'assist di Napolitano, che aveva detto no all'antisemitismo anche travestito da antisionismo, per far capire che, insomma, questi signori di sinistra che "screditano" Israele in fondo sono antisemiti. E fa una rassegna di cazzate, dette da celebrità varie: da Morin, secondo cui "Israele è un cancro da estirpare", Pinter e Saramago, secondo i quali Israele è come Auschwitz, Carter che paragona Israele all'apartheid in Sudafrica. Cazzate, certo. Ma che vogliamo fare, li mandiamo a marcire in galera questi Pinter e Saramago, questi Diliberto e Rizzo? Non è eccessivo, stupido e inutile? E se sì, non vogliamo anche mandare in galera anche Calderoli e Gentilini, Toni Negri e Scalzone, Cossiga e Guzzanti, che di cazzate, anche a sfondo discriminatorio, ne dicono diverse? Non è un atto contro l'umanità lasciarli in libertà?
Dario Fo, i fascisti e le Bmw di Mastella

Sostiene Dario Fo (intervista su Left di Sofia Basso) che "siamo ancora sotto ricatto", che la nostra, verso gli Usa, "è una schiavitù morale, oltre che militare". Che sembra di vedere le Metamorfosi di Ovidio, "dove tutto a poco a poco diventa mostruoso". Che Prodi "non ha coraggio e non basta essere una brava persona, perché recita il detto: anche il mio cervellaio è una brava persona". Che Mastella "ha comprato 39 Bmw nuove, con autista, senza dire niente a nessuno". Che "tutti gli impegni con gli elettori vengono disattesi". Che a Vicenza metteranno "i proiettili all'uranio". Che il raddoppio della base a Vicenza "avrà un impatto terribile". Che è "vergognoso che Prodi abbia trattato Vicenza come una faccenda urbanistica, di qualità della vita". Che vuole fare un nuovo spettacolo, contro quel mistero buffo dell'Unione di Prodi, per invitarlo "ad avere coraggio".
Insomma, un Fo in grande spolvero, tutto un mulinare di gramelot, di mani indignate e di gote arrossate su sfondo di dolcevita nera. Per carità, tesi plausibili, se proprio non tutte condivisibili fino in fondo. Certo, dà un po' fastidio il finale, quella frasetta che fa pensare che, forse, è rimasto un po' indietro negli anni, a quando aiutava "Soccorso rosso", a quando la politica era facile perché da una parte c'erano i buoni e dall'altra i cattivi.
Sostiene Fo, per tagliare la testa al toro, per dare un sigillo di definitività al suo argomentare, che "se i fascisti appoggiano la linea del governo, beh allora vuol dire che c'è davvero qualcosa di sporco". Dice proprio così: fascisti. E anche sporco.
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08