Ferrara, quando l'obeso vilipeso si incazza

Straordinaria invettiva sul Foglio di Giuliano Ferrara, contro il bando ai megahamburger di Zapatero. Big Giuliano mette in pagina un articolo tonitruante che gronda lardo e difende con colate di burro l'obeso vilipeso. Il titolo: "Igienici bastardi, non avrete il mio corpo grasso". Eccone qualche passaggio: "Personalmente peso da 119 a 150 chili nell'arco di 55 anni di vita, e sono una delle persone più attive che si conoscano, la mia cavalla mi sopporta e mi ama, e la mia barca mi porta e le mie gambe malferme aspettano condanne che tardano ad arrivare, fanculo a quegli stronzi del Noas...fottutissimi saltatori nel cerchio di fuoco della modernità teologale, adoratori del Dio light, figli della Saccarina e devoti della Santa insalata....e se voglio carne bovina in tripla fetta, grassa e calorica, dovete trovarmi il preservativo giusto e consentirmi di addentarla, fascisti e stronzi che non siete altro".
Il Cavaliere e la segretaria
Pino Corrias - su Vanity Fair, ripreso dall'Unità - scrive quello che è successo in via del Plebiscito, pochi giorni prima dell'operazione al cuore di Berlusconi. Glielo racconta qualcuno che c'era: "Non ci crederai ma sta comprando quattro mascherine nere, quelle con l'elastico tipo Carnevale. Ha comprato anche un presepe. Una robetta piccola come un pacchetto di sigarette, con il bue, l'asinello e il bimbo. Di ceramica. Orrendo. Ha detto alla cassiera che lo regala alla sua segretaria. Sai quanto ha speso 'sto primatista del fatturato? 9 euro e 50".
Il what it means di Repubblica
Cinque giorni senza i giornali. Qualcuno ha sofferto? Io un po', ma solo perché sono un romantico. Comunque domani si ricomincia. Con la solita solfa di giornalismo provinciale e supino di fronte alle autorità e alla pubblicità, noioso e autoreferenziale. Repubblica però comincerà a spiegarci il what it means. Eeeh? Ma sì, leggetevi un brano del letterone che il direttore Ezio Mauro ha inviato per Natale con gli auguri e che spiega come sta cambiando la carta stampata nel mondo di internet, decretando, di fatto, l'avvenuto decesso della notizia.
"Cari colleghi...
...questo clima ci interpella come cittadini, ma anche come giornalisti. Perché nell'onda di protesta, prima ancora dell'antipolitica c'è come un senso di esclusione, di mancanza di riconoscimento, dunque una richiesta di rappresentanza. Nell'indebolimento delle altre agenzie culturali, tocca anche a noi, tocca intanto a noi informare, organizzare la conoscenza, interpretare per aiutare a capire. Sapendo che vale sempre di più anche per i giornali quel che è già legge in Internet, e cioè che è tempo di passare dal sermone alla conversazione. Prendendo atto che ormai il valore aggiunto del quotidiano non è tanto nel what happened ma nel what it means, nella capacità cioè di decrittare, approfondire, capire e spiegare...
...Nel nostro lavoro e nelle nostre pagine si realizza ogni giorno un deposito di senso. Quella ricerca di significato che dobbiamo sempre tenere presente e che dobbiamo ampliare: perché oggi sta qui la missione del giornalismo, il valore ultimo di un giornale, il suo valore d'uso più profondo, che lo lega al lettore...Repubblica ha tutti gli strumenti per occupare questo spazio, con il suo giornalismo...
...E' con questo appuntamento che vi faccio i miei auguri fraterni per le feste e per il nuovo anno: a voi e alle vostre famiglie, con un abbraccio".
Ezio Mauro
In morte di P.W.

Niente giornali fino a martedì, tutti tranne i soliti noti, ormai molti, e intanto per Piergiorgio Welby nella notte è finita la tortura, qualcuno piange in casa, qualcuno nei blog, alcuni tacciono, altri stanno male, e poi ci sono loro, i Volontè, le Binetti e tutta la sordida banda del crisantemo, tutti a vomitare cazzate, e allora forse è meglio così, un po' in sordina, con i blog che si sentono soli e la gente "normale" che se ne sbatte il cazzo, come al solito, perché c'è da comprare il cachemire e il culatello, perché c'è da difendere il presepe dagli infedeli, e allora è meglio star zitti, e metter su un vecchio film, Harold e Maude, e guardare la vecchia quasi ottantenne Maude far felice il giovane complessato e inscenatore di suicidi Harold, e poi guardare la vecchia fare la ruota, cantare a squarciagola, rubare macchine, ridere, fare l'amore con Harold (anche se nella versione italiana gli antenati di Volontè hanno censurato il bacio, che pena) e poi, quando compie 80 anni, guardarla prendere le pastiglie e salutare Harold e il mondo, in silenzio, con il sorriso sulle labbra, senza chiedere il permesso a nessuno, senza chiedere scusa a nessuno.
"Auguri di vero cuore" al Berlusca
Il Berlusca ci ha provato eh. Ha fatto di tutto per nascondere la sua operazione, ché tange un pochino il mito dell'eternità assicurata da Scapagnini. Ma non ce l'ha fatta: prima Bossi che ieri, bel bello, se ne è uscito dicendo che Silvio era negli Usa per un'operazione, con Bonaiuti che smentisce, ma no che operazione, ma no, oggi Cossiga che se ne esce dicendo "operazione perfettamente riuscita". Parevano i due vecchietti del Muppets Show, che dicono una cosa e poi sghignazzano. E Bonaiuti che si incazza. E gli auguri poi. Napolitano che esprime "compiacimento" (compiacimento?) per il buon esito dell'operazione, Catone che fa gli auguri "di vero cuore" (cuore!), Prodi che gli fa "i più sinceri auguri", sinceri eh, tipo che non ha la coda di paglia, no no.
Poesia di Bondi per Welby: è incitamento al suicidio
Poesia di Sandro Bondi per Piergiorgio Welby: "Abissi celesti. Sconfinate armonie. Angoscia della vita: pensare il limite inesistente. L'amore è speranza. Prova del mistero".
Stampa italiana uccide tunisino

Imbarazzata la stampa italiana. C'è da capirli, questi poveri direttori. Il mostro aveva tutte le caratteristiche idonee: tunisino, spacciatore, libero per l'indulto. Aveva avuto l'ardire di sposare una donna bianca, sta bestia. C'era anche la ferocia di uccidere due bambini, particolare aberrante, che sta bene solo su un tunisino spacciatore . E invece, ecco il "brutto colpo di scena" della sua innocenza, come scrive Carlo Lucarelli. Brutto? Eh sì, perché costringe a penosi slalom per ammettere che si è stati stronzi e razzisti e superficiali. Il linciaggio ha assunto toni forti. Il Corsera scriveva: "Immigrato tunisino ha sgozzato moglie, figlio...". La Repubblica: "Uccide e brucia tre donne e un bimo. L'assassino tunisino era libero l'indulto". La Stampa: "Tunisino uccide moglie italiana".
Tunisino uccide moglie italiana. Ripetere con me: tunisino uccide moglie italiana. Tunisino uccide moglie italiana.
Riflesso pavloviano, scrive Federico Orlando su Europa. "Errore grave, ma non razzismo", mette le mani avanti sulla Stampa il sociologo Marzio Barbagli. Piero Sansonetti, su Liberazione, titola: "Era una bufala". Poi scrive una lettera al presidente dell'Ordine: "Prenderai misure contro i giornali linciatori?". Anche l'Unità e il manifesto se la prendono con Repubblica e Corsera. Il Giornale se la prende invece, ma va?, con i magistrati. E racconta del procuratore capo di Como che annunciava: "Abbiamo individuato il suo furgone, sappiamo dove si è diretto per la fuga". Ricordate Novi Ligure? Erika e Omar che accusano gli extracomunitari?
A mente fredda, ora è tutto un profluvio di scuse per l'indulto, accusato ingiustamente, e per Mastella, anche lui innocente. Sì, non è colpa dell'indulto. Ma si sapeva, no? Il tizio era dentro per spaccio non per omicidio. E quindi l'indulto non c'entrava.
Ma lui? Abdel Azouz Marzouk? Padre a cui hanno ucciso un figlio, marito a cui hanno ucciso una moglie? Uomo accusato di avere fatto strage della famiglia? Chi gli ha chiesto scusa a lui? Ricordate Enzo Carra in manette? E tutte le polemiche, giuste, sull'umiliazione di un uomo (colpevole). Chi gli ha chiesto scusa ad Abdel? Non certo il Corsera. Che anzi organizza trenta righe in prima pagina, intitolate "Tiro all'indulto", che sono un piccolo capolavoro di ipocrisia condita da coda di paglia. L'articolo, non firmato e quindi attribuibile alla direzione, accusa "la fretta, vista la tarda ora in cui la notizia è arrivata", le indagini investigative "fragili e fuorvianti" e, addirittura, "la verosimiglianza" della storia. Fatto sta, dice, che colpisce "la facilità con cui tutti i giornali, compreso il nostro, hanno accolto la tesi della colpevolezza del tunisino". Colpisce, sì. E la cosa che colpisce di più non è tanto la sorte di questo disgraziato, di cui non si fa nome e cognome, perché lui è solo "il tunisino".
La cosa che colpisce di più il Corsera è "fare di una legge un mostro". Come dire: vabbè, che cazzo volete, era tardi, quelli ci dicevano che era un mostro, che dovevamo fare, le verginelle? Piuttosto, guardate a quelle merde che hanno accusato l'indulto.
Ecco, noi guardiamo a tutti e due. Ed è difficile non vedere il degrado sociale e morale che si coglie nelle pieghe di questa storia. E il filo che lega le due operazioni, quella mediatica e quella politica.
Il calendario antipizzo

Se vedo un calendario, sparo. Va bene, sarà pure caruccio il "controcalendario delle blogger", fatto da dmag e ripreso dal Corsera, oltre che da Akille. E sarà pure originale e dissacrante quello dei nuotatori gay, realizzato dal gruppo Pesce Roma e ripreso da Repubblica. Però non se ne può più. E comunque, in tutta questa orgia di corpi, sexy o ironici, trasgressivi o politicamente corretti, uno spazietto sui giornali, e magari sui blog sempre così attenti, lo troverei anche per quest'altro, molto meno trendy e meno fashion. Lo ha fatto Addiopizzo: sono le foto di 47 commercianti pizzo-free, quelli che da vivi non se li fila nessuno e poi quando li sparano sono eroi della repubblica.
Corsera, caccia al collaboratore d'oro

Animata assemblea al Corsera. L'azienda lesina aumenti e il Cdr indica dove tagliare: negli stipendi d'oro dei mega collaboratori. Mieli ha dato il suo via libera e già qualcuno trema. Fine corsa per Carlo Castellaneta, storica firma milanese. Ma il terremoto è solo all'inizio. A condurre la trattativa, Sebastiano Grasso, del Cdr. Che ha puntato gli occhi su un mega collaboratore: "Uno del Foglio, che prende 420 milioni di lire all'anno" ha detto. Sguardi sconcertati e una domanda: chi è? Qualcuno parla di Christian Rocca (Camillo), che collabora con Style, il patinatissimo mensile del Corsera, e che fa combriccola con alcuni pezzi grossi del gruppo dirigente. Ma Rocca non c'entra nulla, questa volta. Il megacollaboratore ha un nome, anzi un cognome: Vincino.
Fotoritratti: Francesco Caruso

Lo sguardo incapace di varcare l'orizzonte delle sbarre finto-carcerarie, simulazione di un universo concentrazionario in cui il gioco consiste nel non sapere se è fuori o dentro, anzi nell'essere contemporaneamente fuori e dentro, la vista ridotta a una dimensione unifocale del mondo, le labbra contornate da una peluria pensosa, la fronte inutilmente spaziosa, la posa grave della mandibola che assevera la serietà delle intenzioni, la gravidità dell’istante, lo squarcio di luce dal quale potrebbe respirare aria libera e intellettualmente onesta che gli resta tragicamente occultata, la felpa noglobal marron e gli indici puntati che si tuffano sui microfoni per esternare l’indignazione militante, per digerire mesi di aula politicante, per tornare scugnizzo, maschera italica della teatralità retorica, della rappresentazione scenica del proprio ego, sintomo postmoderno dell’incapacità di coordinare i pensieri edi ascoltare, simbolo di un illuminismo calpestato e offeso, ennesimo travestimento pseudo laicista e di sinistra del nostro clericalismo rituale, conservatore, anticalvinista.
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08