PROMEMORIA
D'Alema, Bossi, Buttiglione e Mieli
24 maggio - Pasquale Laurito (Velina Rossa), seguito a ruota dai dalemiani, propone Berlusconi capo dello Stato
29 maggio - Per la ds Livia Turco Umberto Bossi è un uomo "leale e autentico"
29 maggio - Il dalemiano Latorre prova "simpatia e stima" per Umberto Bossi
30 maggio - Rocco Buttiglione: "Ho pregato perché Chiamparino si convertisse. Mi sono rivolto a Santa Rita".
30 maggio - Giancarlo Galan: "Moretti è un carciofone sott'odio in confezione scaduta da tempo"
30 maggio - Paolino "faccia di tolla" Mieli: "La Moratti? Sarà un sindaco eccellente"
FUCKING IDIOT
Fallaci e Caruso, stesso Dna (e stesso Tnt)
Non mi è ben chiaro. Se quegli smidollati di Casarini o Caruso usano il loro consueto linguaggio simbolico bellico e annunciano la "guerra al potere", è tutto un coro di riprovazione e sdegno: estremisti, terroristi, pericolosi, sovversivi (si potrebbe, per esempio, dire: poveracci). Se la scrittrice poco irenica e poco ironica Oriana Fallaci dice: "La moschea di Colle Val d'Elsa la faccio saltare con l'esplosivo", allora è donna coraggiosa che esprime le sue idee e anzi facciamola senatrice a vita. Se il mio ortolano dice che non vota perché i politici sono tutti delle merde, allora è solo un qualunquista da rieducare. Se la raffinata scrittrice Fallaci dice che Berlusconi e Prodi sono due "fucking idiots" e che non ha votato perché se avesse ceduto "mi sarei sputata in faccia", allora è una donna politicamente consapevole del degrado della politica italiana, che si ribella di fronte a una democrazia malata.
(Forte imbarazzo ieri al Corsera, afflitto da lunga coda di paglia. La Fallaci sproloquia: che fare? Se spariamo la notizia, siamo costretti a difenderla. Facciamo allora che la nascondiamo in un colonnino di dieci righe e gli facciamo un bel titolo neutro: "Non ho votato né Berlusconi né il professore". Mieli, in altre faccende affaccendato, pare non abbia gradito).
SAPESSI COM'E' STRANO FERRANTE A MILANO
La sinistra, Beruschi e Grace "la matta"
Stavo chiedendomi il nome di quel coglione con le toppe alla giacca di velluto beige, perché sicuramente aveva le toppe, che ha pensato per primo a Ferrante come candidato per Milano. Forse si è ispirato a Ferrante Aporti, non so. Stavo pensando che contro la Moratti e questo centrodestra avrebbe vinto anche Bobo Craxi. Anche Enrico Beruschi. Stavo pensando che a Milano manca la classe dirigente del centrosinistra. Stavo pensando che però Bassanini e non so, la Pollastrini, per dire. Stavo pensando a quanti voti avrà preso Grace, la matta.
SILENZI
Dio e Ratzinger
Mi stavo chiedendo perché, mentre Ratzinger zampettava nella Hitlerjugend e i forni crematori andavano a pieno ritmo, Dio abbia taciuto. E perché, mentre Ratzinger zampetta sotto la papalina e straparla, Dio continui a tacere. Almeno una parolina, chessò un fulmine. Almeno un colpo di tosse.
DIFFAMAZIONE
Il blog bolscevico condannato
Che tempi. Un blog condannato per diffamazione (13 mila euro). Notizia riportata da Repubblica, che però, nel dubbio, non spiega i motivi della condanna e sbaglia pure l'indirizzo del blog. Il tenutario del Bolscevico stanco, Roberto Mancini, alias generale Zhukov, è il vicepresidente dell'ordine dei giornalisti di Aosta e, a detta di Repubblica, avrebbe "rotto il clima omeroso della Valle", attaccando la Regione Aosta e alcuni giornalisti della Gazzetta Matin. Mal gliene incolse, se così è (e se così è, e la sua unica colpa è quella, la solidarietà di Stamparassegnata).
LE ELEZIONI, SCALFARI E IL MANIFESTO
Vecchia piccola borghesia
Oggi elezioni. Eugenio Scalfari su Repubblica spiega che "il governo di centrodestra non è stato né liberale né liberista" e si interroga sulle ragioni della nostalgia del passato governo da parte della borghesia italiana. Ovviamente, il fondatore di Repubblica non trova alcuna motivazione valida e, anzi, non si capacita della campagna del Cavaliere che delegittima Prodi e incita alla piazza il suo popolo, borghesi in testa. Non gli resta che concludere: "Sembrerebbe impossibile che i rappresentanti della borghesia produttiva, moderata, pragmatica, siano disposti a seguire l'avventurismo di un demagogo che vuole tornare in sella subito". Per smentirlo, non serve andare sul Giornale o su Libero. Basta leggere il fondo di Andrea Colombo sul manifesto: "Può sembrare patetico Silvio Berlusconi, con il suo pervicace rifiuto di ammettere la sconfitta. Non lo è. Al contrario, ancora una volta il Cavaliere dimostra di conoscere bene il suo Paese e il suo cospicuo elettorato". Che il centrosinistra, prima con il ministro comunista Ferrero, poi con il collega socialista Amato, dimostra di non conoscere affatto. Tanto che, con la solita martellata nelle palle, Amato se ne esce proprio il giorno delle urne con l'annuncio che il governo alzerà le quote degli immigrati. Il che, tradotto malamente e inevitabilmente a uso e consumo delle paure del popolo del centrodestra e di molto del centrosinistra, significa una cosa sola: invasione di clandestini.
TEMPI CHE NON CAMBIANO
Corsera, il Cdr "censura" Busi
Il Cdr del Corsera, in un comunicato interno, protesta vibratamente contro il direttore e l'azienda, rei di aver pubblicato in prima pagina la manchette pubblicitaria (vedi sotto) dell'ultima fatica del nostro amato Aldo Busi: "Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo" (Mondadori). Troppo volgare, dice indignato il Cdr del giornale che fu di Pasolini. Bell'esempio di moralismo parruccone di cui Busi sarà fierissimo (leggete sotto nei commenti la lettera mai pubblicata). Tra l'altro tra i membri del Cdr c'è quel Sebastiano Grasso autore del raffinato volume di poesie "Il tuo pube nero befferà la morte". E, a dirla tutta, il Magazine del Corsera di questa settimana ospita una sessuologa che si lecca le dita e dice: "Una mentina subito prima della fellatio darà più piacere a lui e anche a lei".
TEMPI CHE CAMBIANO
Busi ha i coglioni (e anche il Corsera)
Mai così tante parolacce in prima pagina sul Corsera: "Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo". (manchette del nuovo libro di Aldino Busi, che dio lo abbia in gloria) (Mondadori, tra l'altro).
CORSERA E REPUBBLICA DIVISE
Borrelli, giallo sui poteri
Delle due l'una. Se il temutissimo Borrelli, nuovo capo dell'ufficio indagini della Federcalcio, sarà, come scrive Repubblica "lo sceriffo del calcio" e "nelle sue mani andrà l'atto d'accusa contro Moggi e Juve", tanta agitazione è comprensibile, se non giustificabile. Se, come scrive invece il Corriere, Borrelli è solo il capo dell'ufficio indagini ma "non si occuperà dello scandalo", allora non si capisce l'enfasi mediatica e politica sulla sua nomina. Perché, stando appunto al Corriere, le indagini sul caso in corso sono già finite al procuratore federale e la palla tornerà all'ufficio indagini, e quindi a Borrelli, solo in caso di "supplemento di indagini". E quindi, che è tutto 'sto casino? Chi se ne impippa di Borrelli? Non è che è il solito bordello sollevato ad arte per dire, in caso di condanna: ecco, la solita sinistra giustizialista. (la domanda è retorica, si sa).
TANTO DI CAPPELLO
Bertinotti, il presidente ferroviere
Il comunicato stampa di oggi del presidente della Camera Fausto Bertinotti: "E’ con profonda e commossa gratitudine che apprendo del fraterno riconoscimento che volete donarmi in occasione della Festa Nazionale del Macchinista e del Pensionato, promossa dalla rivista mensile dei macchinisti delle F. S. Ancora in marcia. Rivolgo a voi tutti un grazie particolare perché l’omaggio che mi fate, il cappello da ferroviere, mi riporta con la memoria a quel basco da lavoro che rappresenta il più significativo ricordo della immagine del mio vecchio papà Enrico".
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
Le interviste di Sr
Virginiana Miller - feb '07
Ardecore - marzo '07
Non voglio che Clara - mar '07
Dente - lug '07
Thomas O' Malley - genn '08
L'umanista infelice - feb '08