CRIBBIO, I COMUNISTI
A casa Berlusconi abita Unipol
Roberto Carnero, cronista dell'Unità, scopre dall'intervista di Lorenzetto al Giornale che Rosa Berlusconi e il piccolo Silvio abitavano in viale Zara 58. "Oddio, è proprio dove abito io", esclama. Chiede conferma a Lorenzetto che conferma. A quel punto gli squilla il telefono. E' Paolo Berlusconi. Che cerca di convincerlo a votare Forza Italia e gli conferma la storia di viale Zara. Si scopre che in realtà Carnero abita di fronte. E che nella vecchia casa dei Berlusca ora c'è un'agenzia Unipol. Cribbio, che tempi.
L'UNITA' SI APPROPRIA DI UN ERETICO
Bianciardi e le false lodi
I pochi fortunati che lo hanno scoperto e amato in anni non sospetti si sentono parte di un circolo di iniziati. Ora, anche per spezzare una rimozione che durava da anni (basta cercare i suoi Bompiani in una libreria qualunque), la figlia Luciana ha curato un polemico (nel titolo) "Antimeridiano" per Isbn. Si allarga il circolo di chi ama Luciano Bianciardi, di chi lo considera un fratello maggiore incazzoso, uno scrittore vitale e disperato, un uomo antico nei valori eppure profetico e in anticipo sui tempi. Beppe Sebaste ne fa oggi un ritratto sull'Unità e contesta "il coro di tributi alla memoria", le lodi postume sui media di gente che se lo trovasse di fronte chiamerebbe la polizia. Può darsi. Del resto come ricordano la figlia e la straordinaria biografia di Pino Corrias, Bianciardi morì solo. Ai funerali partecipò solo Franco Nebbia. Gli altri, spariti, volatilizzati. Sebaste si concentra sul contenuto politico dell'opera di Bianciardi, sulla critica del miracolo italiano, del consumismo, di una Milano che produceva falsi desideri e rendeva schiavi. "Siamo sicuri - dice Sebaste - che sia così integrabile nella borsa valori dei nostri media, dei canoni estetici e politici dell'Italia di oggi?". No, non ne siamo sicuri. Eppure qualcosa nella pagina dell'Unità stona. Questo rifiutare sprezzantemente e a priori il coro (peraltro non così nutrito) di lodi postume allo scrittore grossetano suona un po' falso, elitario, quasi un tirare il fantasma di Bianciardi dalla propria parte. Eppure, all'epoca della Vita Agra ,fu Montanelli sul Corriere a farne per primo uno straordinario elzeviro (Bianciardi rifiuterà poi, invitato proprio da Cilindro, a collaborare con il Corriere). Chissà quanto i togliattiani dell'Unità avranno apprezzato all'epoca l'anarchico che aveva una moglie e un'amante, che scriveva per il Guerin Sportivo e per i giornali pornografici, che rifiutava l'impegno in un partito e che si uccideva a poco a poco di cirrosi epatica e di una rabbia che era individuale ed esistenziale prima ancora che politica.
QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA, BELLEZZE
Giù il ditino da Hamas, sapientoni
Il Riformista, 26 gennaio: “Godiamoci il risultato importante che viene dalle urne. Fatah, il partito di Mahamoud Abbas, ha vinto superando il 40%. Chi pronosticava la sua sconfitta è stato smentito”
Il Foglio, 26 gennaio, titolo: "La democrazia non si è fermata ad Hamas". Articolo: "L’ultimo rifugio di quelli che dall’11 settembre 2001 a oggi non-ne-hanno-azzeccata-una è un nostalgico si stava meglio quando si stava peggio. I palestinesi votano a Gaza? Un disastro, signora mia. La democrazia per gli arabi? Una pia illusione di quei pasticcioni degli americani. A Gaza si è votato veramente, gli editorialisti accigliati hanno convenuto che nella regione si sarebbero aperti foschi scenari teocratici"
Ne scrive anche: Simplicissimus
LA CAMPAGNA CONTRO IL CAVALIERE
Berlusconi, balsamo per L'Unità
Lo slogan era: "Diffondi il giornale che dà fastidio a Berlusconi". Con tanto di dossier sugli "insulti del premier". Risultato: oggi l'Unità ha venduto 120 mila copie, 50 mila in più del solito. Nel frattempo la signora Maria Antonietta Cannizzaro, presidente vicaria del Nuovo Msi alleato di Berlusconi, dice al Corriere: "L'Unità è una latrina. E' il peggior giornale del mondo. Bisognerebbe farla chiudere. Io li arresterei tutti quelli lì".
SAPESSI COM'E' STRANO LE PRIMARIE A MILANO
Autoerotismo no, votare sì
Per chi se ne fosse scordato a Milano domani si vota alle primarie del centrosinistra. Voglia, poca. Candidati, niente di buono. Un Dario Fo sconfortante nel suo manicheismo artistico, una Milly Moratti che fa tenerezza con il suo ambientalismo da operetta, un Davide Corritore la cui priorità è Internet in ogni casa (vallo a dire allo Stadera), un Bruno Ferrante plumbeo il cui slogan fulminante, "Usciamo dal condominio, entriamo nel mondo", fa cascare tutti gli arti superiori e inferiori. Eppure, uno sforzo si deve fare. E allora, come dice la eropoetessa Patrizia Valduga a Repubblica, citando il saggio di Sergio Benvenuto "Perversioni", anche "se nessuno dei quattro incarna il nostro ideale, teniamo a mente che per godere bisogna venire a patti e mettere in atto meccanismi ingegnosi e complicati. Andiamo a votare, non stiamo a fare l'amore da soli".
(Stamparassegnata vota Ferrante, anche se in casi di emergenza un po' di autoerotismo non è da disprezzare)
LO "STUPRO NO GLOBAL"
Don Vitaliano: Padre Fedele perseguitato
Don Vitaliano della Sala, il prete no global, su Liberazione parla di "arresto strano" per Padre Fedele Bisceglia. Racconta di quando lo avvertirono di voci analoghe su di lui, di un clima cosentino contrario a tutte le novità, a chi smuove le acque, dell'abitudine di "sbattere il mostro in prima pagina", di far fuori chi "disturba". Insomma Padre Fedele dava fastidio. Dimentica, Don Vitaliano, la suora che accusa di essere stata stuprata più volte, da sola e in gruppo. Di quell'altra religiosa che accusa padre Fedele di "aver messo le mani addosso a una sociologa". Certo, scopare non è reato e un prete sessualmente attivo ci fa solo simpatia, altro che moralismo. Ma lo stupro (da accertare, ovvio) non è bello, don Vitaliano. A meno che "lo stupro noglobal" e anticonformista sia da considerare con più simpatia.
ULTIMISSIME DAL CORSERA
Sì, anche Calamandrei
Continua l'opera di demolizione di intellettuali e politici antifascisti da parte di quella centrale del revisionismo storico che è la redazione Cultura (coadiuvata dal colonnello Battista) del Corriere della Sera. L'ultimo dei caduti sul campo è Piero Calamandrei, giurista e padre della Repubblica, anche lui reo di aver tenuto un comportamento non proprio antifascista durante il Ventennio.
(EC)CITAZIONI
Il prete e la suora
"Chiedo la scarcerazione di don Francesco Bisceglie, arrestato a Cosenza in queste ore con l’accusa di ripetuti atti di violenza sessuale ai danni di una suora, da solo e in gruppo, lungo un arco di tempo di diversi mesi, come attesterebbero numerosi riscontri, diversi dei quali in vhs. Ne chiedo la scarcerazione perché la cosa è semplicemente impossibile, via. E poi puzza di neo-anticlericalismo. Siamo certi che quella puttana della suora non abbia attirato il ministro di Dio in una trappola, complici i media massonici, una cellula coperta di Al Quaida, i satanisti della Bassa, il materialismo dialettico strisciante dei Club Stavrògin, lo gnostico Cacciari, Scalfari il bellimbusto e quer magna-embrioni de Severino? E poi la privacy, dove la mettiamo la privacy?"
Tratto da Malvino
IL BERLUSCA, IL CIAMPI E LE ELEZIONI: UN RIEPILOGO
Golpe o non golpe, arriveremo a Roma
Funziona più o meno così. Che Berlusconi si sta divertendo come un matto a imperversare a fare i coppini a Luca Giurato e a far sbandare quelli con le Brabant dalle frequenze di Isoradio. Può fare tutto ’sto casino perché non c’è ancora la par condicio (ha provato ad abolirla, ma l’Udc si è incazzata) e perché ha in mano tutte le tv o quasi. E siccome la par condicio entra in vigore dopo lo scioglimento delle Camere con la proclamazione dei comizi elettorali, il furbone ha pensato: e perché non indirli un paio di settimane o tre dopo questi comizi? Così mi metto in saccoccia anche la legge Pecorella e qualche altra leggina ad personam, chessò la beatificazione di Bondi. Solo che, sfortunatamente, il nostro premier si era già accordato con il Ciampi e l’opposizione, come si usa normalmente, per sciogliere le Camere in anticipo il 29 gennaio e indire le elezioni il prossimo 9 aprile in anticipo rispetto alla scadenza naturale delle Camere che sarebbe il 29 maggio. Anticipo motivato dal fatto che proprio in quei giorni scade anche il Capo dello Stato e non si può rimanere contemporaneamente senza Parlamento e senza Presidente. Ma il Silvio, dopo lungo ponzare, ha deciso: e chissenefrega. Cioè: “Io faccio slittare i comizi, che tanto il potere finale spetta a me, e se Ciampi si incazza e mi va allo scontro, meglio ancora, faccio slittare anche le elezioni. Perché tanto queste devono essere indette entro 70 giorni dallo scioglimento e quindi, se mi gira il cazzo, io non controfirmo lo scioglimento a gennaio, andiamo avanti fino a maggio con le Camere e faccio le elezioni a luglio, che fa anche caldo e i comunisti mi escono dalle fabbriche e vanno al mare”. Del resto, anche solo far slittare di qualche giorno le elezioni è impossibile. Perché dopo il 9 aprile ci sono la Pasqua ebraica, la Pasqua cristiana, il 25 aprile, il 1 maggio, e probabilmente anche San Gennaro, e quindi la prima data utile è metà maggio. Per non parlare del referendum confermativo sulla devolution e delle elezioni amministrative, che incombono anch’esse. Insomma, non si profila un colpo di Stato, come spiega la solita Unità “comunista”, ma certo uno sfiorare pericolosamente la cosa più sacra di una democrazia, ovvero le elezioni. Finirà, per fortuna, in maniera più o meno indolore, cioè che il Ciampi cederà di una o due settimane per lo scioglimento e le elezioni rimarranno il nove aprile. Ma tutto questo, si spera, invoglierà gli elettori a fare in modo da levarcelo finalmente dai coglioni il nostro amato premier (piacciano o non piacciano Prodi e company).
"I lettori di giornali sono un branco di pecore guidato da pastori ciechi" Gaetano Salvemini
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